Il dolore
Altre cinque pecore sgozzate a Montemerano
Quinto attacco all’azienda La Ballerina. Faenzi: «Quando avranno finito le bestie, mangeranno noi»
MONTEMERANO. Per la quinta volta, tornano i lupi nell'azienda di Luciano Faenzi a La Ballerina di Montemerano ed è di nuovo strage. Cinque pecore sgozzate e fatte a brandelli, sei agnelli divorati e di cui restano solo ciuffetti candidi di lana e niente più.
«Forse è la quinta o la sesta volta nell'arco di pochi mesi - si dispera Luciano, che con i suoi quasi ottanta anni non ce la fa più a vedere questo strazio del suo patrimonio - non le conto più le volte. Ormai i soldi non ce li ho più e campare così non è possibile. Erano cinque pecore bellissime, giovani e gravide. Le ho trovate dilaniate nel prato. Ora le radunerò per farle vedere al veterinario che sta arrivando. Mica posso portarlo in giro per il prato a cercare i pezzi delle mie pecore». Faenzi è alla disperazione: «Questi lupi, quando avranno finito le nostre pecore, mangeranno noi. E ci sarà chi dice che va bene così. Qui ci vogliono gli abbattimenti, che ci levino questi animali dai nostri pascoli. Secondo gli esperti dovremmo dormire con le pecore per evitare stragi o chiuderle dentro un recinto. Ma ci vogliono far fare i recinti senza nessun contributo o pochissimi spiccioli. Noi non ce la possiamo fare. E' impossibile. Perché come ormai tutti sanno, dopo l'aggressione le altre pecore abortiscono e smettono di fare il latte e per noi è la rovina».
Intanto la moglie di Luciano piange. E' agitata e non si capacita del fatto che nessuno voglia risolvere questo dramma: «Stanotte è successo il solito macello. L'ultima volta furono 13 le pecore sgolate e un agnello divorato. E la volta precedente altre otto pecore. E anche oggi il bilancio è terribile. Il bilancio di una notte di terrore per il nostro gregge preda del lupo. Siamo disperati e nessuno ci ascolta. Così non è più possibile vivere». Ma la signora Faenzi aggiunge qualcosa che ormai in molti dicono e che riguarda il destino di un territorio intero: «In questo modo - dice fra i singhiozzi - è tutta la Maremma che ci perde e tanto. Possibile che nessuno faccia lo sforzo di capire che quel formaggio, ad esempio, col marchio, di cui si riempiono la bocca, viene fatto col nostro latte? Possibile non capire che il problema predatori mette in ginocchio oltre che noi allevatori anche tutto l'assetto di un territorio? L'ambiente, il paesaggio, la cura. Possibile che si preferisca chiudere le pecore e far viaggiare liberamente i lupi. Indescrivibile, incredibile questa cosa. Priva di ogni logica. Ma quello che mi fa male è vedere questo mio pastore di quasi ottanta anni che si aggira disperato fra i poveri resti delle pecore e non si dà pace di vederle finire in un modo così violento e drammatico per loro e per noi tutti».
Intanto per la terza volta in dieci giorni, si sono riuniti alcuni allevatori di Saturnia per preparare un documento da presentare il prossimo 21 aprile a Manciano nella grande convention organizzata dal sindaco Marco Galli. (f.b.)
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