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IL DIBATTITO

Vinitaly, aziende in ombra Sani: ecco di chi è la colpa

di Gabriele Baldanzi
Il deputato Luca Sani
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Il deputato Luca Sani

Il deputato parla di scelte poco lungimiranti e addita il Maremma Wine Shire «Ha bruciato grandi risorse senza benefici». Il riferimento è a Gianni Lamioni

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GROSSETO. Il successo indiscutibile della cinquantesima edizione del Vinitaly quest’anno ha messo in evidenza, paradossalmente, la difficoltà della viticoltura maremmana nell’ottenere una visibilità adeguata al dinamismo imprenditoriale dei produttori locali.

Nei giorni scorsi Il Tirreno lo aveva evidenziato dando voce ad alcuni operatori del settore.

Ieri sera il deputato Luca Sani, presidente della XIII commissione agricoltura della Camera, è tornato sul tema.

Il deputato grossetano del partito democratico è reduce da una serie di iniziative al Vinitaly, a partire dalla presentazione degli 89 articoli del “Codice della vite e del vino” di cui è primo firmatario, un documento appena licenziato dalla Comagri.

«La presenza al Vinitaly di Jack Ma, l’amministratore delegato del più grande portale cinese di e-commerce – spiega Sani – ha aperto nuove possibilità per l’export vitivinicolo italiano. A fronte del grande fermento dei giorni scorsi, però, i vitivinicoltori della provincia di Grosseto si sono trovati da soli a promuovere il territorio e i suoi prodotti, privi di un supporto e di una regia istituzionale. Peccato. Per scelte del passato, infatti, la gran parte di loro è stata esclusa dal padiglione della Toscana, confinata in una struttura precaria e poco funzionale».

Sani esamina la situazione con oggettività: «Penso, e non è solo una mia opinione, che l’odierna marginalizzazione della Maremma al Vinitaly sia dovuta alle scelte poco lungimiranti fatte negli anni passati, con l’operazione pretenziosa del Maremma Wine Shire. Che ha bruciato grandi risorse senza lasciare nessun beneficio sul territorio, se non un po’ di visibilità effimera e personale a chi l’aveva ideata e promossa quando ha guidato la Camera di commercio».

Il riferimento è a Giovanni Lamioni, che, insieme alla Provincia di Grosseto (all’epoca guidata da Leonardo Marras) e ad altri soggetti (le associazioni Strade del vino e il Consorzio di tutela Montecucco), decise a suo tempo di lasciare il padiglione della Toscana al Vinitaly per traslocare in nuovi spazi espositivi, con una personalizzazione territoriale provinciale e non più regionale. Il famoso progetto Passione Maremma, centrale negli anni 2010, 2011 e 2012. Tempi di vacche grasse, di grandi ambizioni, con un modello che alla fine, però, non ha sfondato, dovendo ripiegare su se stesso. «Fu un grave errore strategico – lo definisce così Sani – si pretendeva di rendere autonoma la viticoltura maremmana rispetto alla corazzata del vino rappresentata dalla Toscana. Tuttavia, anche se c’è da recuperare terreno in termini di comunicazione e promozione del territorio, penso che nulla sia perduto, perché la qualità dei vini della Maremma è oramai generalmente riconosciuta. Lo scenario – continua il deputato – dopo la sostanziale scomparsa della Provincia, è in evoluzione. Molto dipenderà dal ruolo che saprà svolgere AVito, la neonata associazione regionale dei consorzi di tutela toscani. Nel frattempo bisogna che gli enti locali e produttori si alleino per promuovere meglio il nostro territorio nell’ambito dell’offerta vitivinicola regionale, sfruttando il traino del brand della Maremma e della Toscana».

Poi il lancio elettorale del parlamentare . «A questo proposito – conclude Sani – credo che spetti a Lorenzo Mascagni, nella sua veste di candidato sindaco del centrosinistra, avanzare una proposta al vasto tessuto imprenditoriale vitivinicolo. Una proposta che abbracci l’intero territorio provinciale. In modo che il vino faccia da locomotiva al comparto agroalimentare, che qui ha le caratteristiche di un vero e proprio distretto produttivo. Lo dimostrano anche i sette Progetti integrati di filiera che hanno ottenuto dalla Regione Toscana diciannove milioni di euro di contributo, coinvolgendo duecento imprese agroalimentari».

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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