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Sabina Guzzanti: "Io e il grande maestro"

Sara Landi
Sabina Guzzanti (foto Bf)
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Sabina Guzzanti (foto Bf)

L'attrice in Maremma per ricevere il Premio Monicelli si racconta: "Me lo presentò qui Paolo Hendel, all'epoca ero fidanzata con Riondino"

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GROSSETO. «Io un’attrice monicelliana? Sì, ma solo nel senso che mi sarebbe piaciuto recitare in un film di Monicelli. Per lui ho sempre avuto una venerazione e dei suoi film amo tante cose: il modo di raccontare le donne, l’ironia, quel saper dissacrare laicamente qualunque cosa, specialmente la religione. Sono onorata di ricevere un premio che porta il suo nome. È un maestro a cui tutti siamo legati».

L’attrice e autrice Sabina Guzzanti si presenta in ritardo alla conferenza stampa del Premio Monicelli per un contrattempo ma è un fiume in piena appena inizia a parlare del grande regista.

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«L’ho conosciuto in Maremma quando ero fidanzata con David Riondino – dice Sabina – Me lo ha presentato Paolo Hendel. Fu una splendida vacanza ma allora ero talmente timida che non riuscivo ad andare oltre l’adorazione».

La Guzzanti racconta anche dei suoi tanti progetti legati sempre dalla voglia di raccontare l’Italia dei ladrocini, delle prepotenze e della corruzione.

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«Sono in tournée nei teatri con uno spettacolo comico sul neoliberismo e sto facendo un tg satirico solo per il web, il Tg Porco, grazie al crowdfunding. Intanto continuo a scrivere. E ricordo ancora con gioia le quattro proiezioni in un giorno a Grosseto, tutte con sala piena, del mio film “La Trattativa” che ha superato le mille proiezioni-dibattito in tutto il Paese».

«Sono contenta – dice l’assessore comunale alla cultura Giovanna Stellini – che questo premio vada a una donna».

Il critico Mario Sesti, curatore del premio con Jacopo Mosca, riflette invece sul nuovo corso del Premio nato, non lo nasconde, da un confronto dialettico serrato proprio con la compagna di Monicelli: «Se prima abbiamo dato più spazio alla tradizione e al mainstream del genere commedia grazie al confronto con Chiara Rapaccini, ora il premio guarda anche all’innovazione e alla contaminazione dei linguaggi. È un piacere quest’anno poter proporre al premio il pilota della serie tv di Ivan Cotroneo che si basa su una trovata geniale alla Woody Allen e l’esordio alla regia di Vinicio Marchioni oltre al debutto del Collettivo Bianciardi».

Chiara Rapaccini condivide la nuova linea del premio e ricorda il legame di Mario Monicelli con la Maremma: «Abbiamo trascorso lunghi e bei periodi nella nostra casa di Polverosa e sono sempre contenta di tornare a Grosseto. Mi sono posta nel ruolo del cane da guardia perché il Mario-cineasta o cinematografaro, come si dice a Roma, lo conosciamo e amiamo tutti. Il premio secondo me deve puntare sul Mario-indignato, che lottava coi deboli e faceva film sui perdenti, che non mollava mai. Per questo ho condiviso la scelta di Emma Bonino e ora di Sabina Guzzanti. I veri lottatori non sono ruffiani e sono sempre indignati: Mario era così e lo rivedo in queste due donne».

Anche gli attori Vinicio Marchioni e Pino Calabrese, ospiti per le letture della serata, condividono la gioia e l’onore di esserci. «Sono felice di essere qui per Sabina e per Mario – dice Marchioni – ed è ancora più emozionante presentare qui in anteprima il mio primo esperimento di cortometraggio come regista».

Calabrese, definito da Sesti genius loci di cinema e teatro, regala un aneddoto del Monicelli-uomo: «A Roma abitavo vicino a Monicelli – dice – ci davamo del tu e ci trovavamo spesso in piazzetta o per un aperitivo. E non voleva assolutamente che lo chiamassi maestro».

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