La manifestazione
Botte alla ex incinta minacce e stalking Due volte a giudizio
FOLLONICA. Pochi mesi fa aveva patteggiato 1 anno e 1 mese per stalking, perché aveva messo nel mirino la ex fidanzata. Adesso è stato nuovamente condannato per episodi precedenti (anche un pugno in...
FOLLONICA. Pochi mesi fa aveva patteggiato 1 anno e 1 mese per stalking, perché aveva messo nel mirino la ex fidanzata. Adesso è stato nuovamente condannato per episodi precedenti (anche un pugno in viso mentre la donna era in stato di gravidanza) il cui fascicolo è stato però definito in un secondo tempo.
All’epoca - a settembre 2015 - parole minacciose, decine di sms, ingiurie anche nei confronti dei parenti di lei: «Farai la fine che meriti, non preoccuparti... - aveva scritto tra l’altro - Io non ci sto un mese senza vedere mio figlio, quindi o mi rispondi o stavolta faccio casino». Una settimana d’inferno, di cui sarebbe stato responsabile un uomo di 25 anni abitante a Follonica, poi finito a novembre davanti al giudice dell’udienza preliminare Sergio Compagnucci (il giovane uomo era in regime di arresti domiciliari per altro motivo). La pena era stata sospesa. L’uomo, assistito dall’avvocato Davide Lera, era stato condannato a rifondere alla ex compagna, di poco più giovane, costituitasi parte civile con l’avvocato Alessandra Mastri Flamini, 1.000 euro di spese.
Quello fu un procedimento d’urgenza, sostanzialmente. L’altro giorno, invece, davanti allo stesso gup si è celebrato un processo per episodi similari ma anche più gravi, sempre nei confronti della stessa donna, ma risalenti al periodo 2013-luglio 2015. E, con il rito abbreviato, l’uomo è stato condannato a 2 anni in continuazione con la pena precedente (pm Alessandro Leopizzi). Stavolta alla ex compagna andranno anche 8.000 euro per i danni più 2.880 di spese di costituzione di parte civile.
Quali le accuse? Maltrattamenti. Botte anche in presenza della figlia piccola; minacce di morte se la donna non avesse dato il cognome di lui al bimbo che stava per nascere; schiaffi, percosse e lesioni mentre era in gravidanza, appunto (7 e 5 giorni di prognosi); danneggiamento dei mobili della casa comune. Stalking: 300 telefonate anche di notte, altre chiamate a parenti e amici di lei («Vengo sotto casa tua così si chiude tutto. Ti faccio vedere cosa faccio a te e al bimbo. Ti ammazzo»), poi 150 sms, appostamenti sotto casa interrotti soltanto dall’intervento delle forze dell’ordine, minacce dopo la notifica del divieto di avvicinamento, schiaffi (4 giorni di guarigione). Le avrebbe anche tirato sul petto un mozzicone acceso di sigaretta mentre la offendeva («Mi fai schifo» e altro ancora).
La donna era stata costretta a cambiare numero di telefono, a non uscire più sola da casa, a chiedere ad amici di poter dormire da loro per alcune settimane; era anche rimasta vittima di attacchi di panico e di crisi d’ansia.
Pierluigi Sposato
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