Il Tirreno

Grosseto

«Su Bagnore 4 mi sento imbrogliato»

di Fiora Bonelli
«Su Bagnore 4 mi sento imbrogliato»

Barbagli, consigliere a Cinigiano, nel 2012 era presidente dell’Ars. E accusa: «Il parere negativo non arrivò mai in consiglio»

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CINIGIANO. «L’attività di Bagnore 4 deve essere chiusa. Ci voleva solo il coraggio di Fabio Zita per scoperchiare il pentolone geotermia. Una denuncia gravissima, che sarebbe rimasta sepolta in Regione se l’ex dirigente non avesse raccontato come andarono le cose. Io stesso, che all’epoca ero presidente dell’Agenzia regionale di sanità, non sapevo nulla del primo parere negativo. Nessuno venne a sottoporlo al consiglio di Ars e alla mia firma. Noi vedemmo e varammo solo il parere positivo dei tecnici». A parlare è Giovanni Barbagli, oggi capogruppo di minoranza nel consiglio comunale di Cinigiano e che nel 2012 era presidente dell’Ars.

L’affaire geotermia, insomma, tiene banco dopo le dichiarazioni dell’ex dirigente regionale alla Valutazione di impatto ambientale che il 9 aprile ha rivelato che, nel 2012, per autorizzare la costruzione di Bagnore 4, la centrale geotermica di Enel green power in Amiata, il parere dell’Ars circa l’impatto della centrale sulla salute della popolazione cambiò da negativo a positivo nel giro di appena quindici giorni dopo un’integrazione fornita dal settore Energia della Regione. Un cambiamento di parere sul quale Zita, oggi in pensione, nutre molte perplessità.

A poco, per adesso, sono valsi i chiarimenti di Francesco Cipriani, attuale direttore dell’Ars, che ha specificato che non vi furono due pareri, che il primo non era negativo e che il secondo, semmai, rafforzava il primo. L’ex presidente Barbagli parla di «gravissime conseguenze scaturite dal parere di Ars sulla salute dei cittadini dell’Amiata». Barbagli non solo ha subito inviato una mozione alla sindaca Romina Sani, ma spiega per filo e per segno come andarono le cose secondo quanto ne sa. «Una storia – tiene a rimarcare – di cui a me mancava tutto un pezzo, quello che Zita ha raccontato».

Barbagli parte da una premessa. «Un atto – esordisce – non può essere trasmesso da un dirigente senza averlo prima sottoposto agli organi dell’Agenzia. Si tratta di omissione. Invece andò così e lo posso sottoscrivere, perché quel parere negativo sulle ricadute sanitarie delle emissioni della centrale ai vertici di Ars non è mai arrivato. Il responsabile del procedimento, che voleva da Ars un parere di merito, fece benissimo a chiedere una valutazione sanitaria. Dalle sue dichiarazioni emerge che per perfezionare il procedimento di Via su Bagnore 4 fu richiesto il parere di Ars per gli aspetti sanitari, che l’Agenzia fornì, in termini negativi, all’assessorato all’Ambiente. Quindi sia l’assessora all’Ambiente Anna Rita Bramerini sia il dirigente bloccarono il procedimento di Via, salvo riaprirlo 15 giorni dopo su ripensamento della giunta che acquisì un secondo parere questa volta positivo, sempre da Ars. Dopo questa vicenda la giunta, ovvero il suo presidente Enrico Rossi, ritirò all’assessorato all’Ambiente la competenza sulla Via e allontanò il dirigente che dal 2005 al 2012 era stato responsabile del procedimento».

Fin qui la cronaca. Quindi Barbagli sottolinea: «Ribadisco che il parere negativo non fu mai portato in consiglio di amministrazione di Ars né fu mai sottoposto al sottoscritto per trasmetterlo all’assessore e alla giunta. Faccio un’osservazione ovvia: se fosse stato portato all’attenzione degli organi dirigenti di Ars non si poteva certo trasmettere quello successivo che era appunto positivo. Io posso solo dire che mi sento imbrogliato. Il parere negativo non me l’hanno sottoposto. E ribadisco che nessun dipendente può, a nome dell’ente, trasmettere alcunché senza la firma del legale rappresentante che ero, appunto, io, all’epoca dei fatti».

Ma perché venne chiesto un parere a Ars? Cipriani in questi giorni ha spiegato che fu un passaggio irrituale e, anzi, che Bagnore 4 fu la prima opera sottoposta a Via a ricevere anche un parere dell’Ars. Una precauzione in più. «Poco prima – spiega in proposito Barbagli – le istituzioni avevano fatto un viaggio in Nevada per vedere una centrale geotermica. Come era chiaro, però, in Nevada il primo abitante più vicino alla centrale si incontra dopo dieci chilometri. Qui Bagnore 4 è stata costruita in una zona antropizzata dunque, giustamente, si volevano conoscere gli effetti immediati sul territorio. Detto ciò, si apre uno scenario dalle conseguenze gravissime che non solo mettono in discussione l’affidabilità scientifica di Ars ma anche la correttezza del presidente Rossi». La presa di posizione di Barbagli si è concretizzata anche in una mozione che chiede di conoscere i dati della mortalità per tumore nei comuni dell’Amiata grossetana dal 2012 ad oggi.

«Se ci fossero delle correlazioni fra questi dati e i pareri di Ars, si aprono conseguenze gravissime. Nel frattempo si deve necessariamente sospendere, a mio avviso, l’attività di Bagnore 4 e le autorizzazioni per le concessioni in atto».

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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