Proteste
«Non c’è nesso tra l’incidente e la morte della paziente»
GROSSETO. Sono indagati in tre: il pilota, il copilota, il verricellista. Anche la società è stata iscritta per le possibili responsabilità oggettive. L’inchiesta sull’incidente del 26 agosto 2015...
GROSSETO. Sono indagati in tre: il pilota, il copilota, il verricellista. Anche la società è stata iscritta per le possibili responsabilità oggettive. L’inchiesta sull’incidente del 26 agosto 2015 vede ancora sotto inchiesta Alessandro Valduga, 42 anni, assistito dall’avvocato Serena Valduga; Alessandro Pagetti, 33 anni, assistito dall’avvocato Andrea Garello; Adriano Canevini, 42 anni, assistito dall’avvocato Alessandro Risaliti. Per la società Inaer c’è l’avvocato Franco Mugnai.
L’ipotesi di omicidio colposo contestata dalla Procura è da mettere in relazione al decesso della paziente che l’equipaggio di Pegaso 2 si apprestava a soccorrere, Adriana Omizzolo, 65 anni, abitante appunto in un casale nella zona di Sassofortino. Quella mattina la donna aveva accusato un dolore al petto. Una volta dato l’allarme, erano arrivati i soccorsi dallo stesso paese di Sassofortino, con l’ambulanza della Pubblica assistenza. Con il defibrillatore i sanitari erano riusciti a far ripartire il cuore di Adriana. Ma la zona era impervia e serviva l’intervento dall’alto per completare i soccorsi. Poco dopo l’arrivo di Pegaso 2 e l’incidente, la donna aveva avuto un altro attacco.
L’esperto nominato dal sostituto procuratore Laura D’Amelio ha escluso rapporti di causalità. Il professor Luigi Papi, specialista di patologia chirurgica all’Università di Pisa, è del parere che «l’incidente avvenuto durante la discesa del medico e dell’infermiere dall’elicottero Pegaso sia da ritenere causalmente irrilevante in riferimento al determinarsi del decesso di Omizzolo Adriana».
La causa di morte è stata individuata in uno scompenso cardiocircolatorio irreversibile, che ha agito su un organo già compromesso da fenomeno miocardionecrotici.
(p.s.)
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