Il Tirreno

Grosseto

«L’equipaggio non ha responsabilità»

di Pierluigi Sposato
«L’equipaggio non ha responsabilità»

L’esperto della Procura esclude comportamenti errati: due sanitari erano rimasti feriti mentre si calavano col verricello

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GROSSETO. Non ci sono responsabilità attribuibili all’equipaggio di Pegaso nell’incidente avvenuto il 26 agosto scorso nei pressi di Sassofortino. E non ci sono nessi di causalità tra quell’incidente e la morte della paziente che stava per essere trasportata in ospedale.

Lo hanno messo nero su bianco i due consulenti nominati dal sostituto procuratore Laura D’Amelio all’indomani dell’incidente: l’eliambulanza era precipitata a terra dopo aver urtato una linea elettrica, il cavo del verricello si era rotto, medico e infermiere che si stavano calando erano rimasti feriti.

Il colonnello Alfredo Caruso, ex ufficiale dell’Aeronautica ed esperto dell’Agenzia nazionale per la sicurezza del volo, ha concluso la sua relazione spiegando che «non sono emersi profili di imprudenza, negligenza, imperizia o violazione delle procedure di volo e di soccorso da porsi in rapporto causale con le conseguenze dannose del sinistro, a carico del comandante di Pegaso 2, del pilota ai comandi al momento dell’incidente, del tecnico “Ho” che effettuava la manovra di calata al verricello dei due sanitari». E non ci sono profili da contestare nemmeno «all’organizzazione tecnica che ha assicurato l’efficienza tecnica dell’elicottero, all’organizzazione commerciale che ha fornito il servizio Hems e all’ente proprietario dell’elicottero», cioè la società Inaer di Roma Ciampino. Insomma, una fatalità che non avrebbe visto alcun concorso umano.

Stando ancora all’esperto, che ha risposto ai quesiti in un documento di 65 pagine, «gli elementi oggettivi, scaturiti nel corso degli accertamenti tecnici e dall’esame della documentazione reperita, non sono tali da far emergere condizioni di pericolo per la pubblica incolumità» e comunque «non sembrano sufficienti a individuare con certezza assoluta la sussistenza di colpe specifiche o generiche».

Il colonnello Caruso aveva compiuto gli accertamenti contemperando l’esigenza di restituire quanto prima al servizio l’elicottero, messo all’epoca sotto sequestro. Operazioni accurate ma celeri, visto che la sera del 29 l’aeromobile era stato riconsegnato, con il divieto però di utilizzare il verricello. La restituzione di Pegaso 2, nota l’esperto, era avvenuta «in tempi rapidi e senza alcuna ulteriore penalizzazione per l’erario».

Nella circostanza dell’incidente erano rimasti feriti il medico Riccardo Bolognini, e l’infermiere Roberto Marconi. Stavano scendendo, seguendo l’operatore del Soccorso alpino che li aveva preceduti. Il cavo aveva sbattuto contro una linea della media tensione dell’Enel, sospeso a meno di dieci metri da terra: una fiammata e il cavo si era tranciato. Un volo di otto metri, per il quale infermiere e medico avevano riportato alcune fratture. Erano stati soccorsi a terra, così come stava continuando l’assistenza della donna per la quale veniva fatto l’intervento, mentre da Firenze veniva fatto intervenire Pegaso 1. Pegaso 2 era volato fino a Grosseto per prendere a bordo un altro medico e un altro infermiere. Nel frattempo la paziente aveva subito un altro attacco cardiaco: e non l’aveva superato. Per questo motivo la Procura aveva ipotizzato sia le lesioni personali gravi, sia l’omicidio colposo, entrambi in concorso.

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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