Sicurezza
L’asilo è stato chiuso Restano i domiciliari per una delle titolari
Il giudice ha revocata la misura per l’aiuto cuoca I genitori vengono ascoltati in questi giorni in Questura
GROSSETO. Il giudice delle indagini preliminari ha deciso: Azzurra Marzocchi, la titolare dell’asilo, deve rimanere agli arresti domiciliari; Pierina Tinti, la cuoca, è invece libera, senza nessun obbligo. E nella stessa giornata l’altra titolare ha deciso di chiudere la struttura, che negli ultimi giorni - dopo gli arresti - era stata frequentata solo da tre bambini.
Ieri mattina il dottor Marco Bilisari ha sciolto la riserva assunta al termine degli interrogatori di garanzia che si erano svolti martedì mattina in Tribunale e ha accolto una delle due richieste formulate dai legali per le proprie assistite, indagate per maltrattamenti e abbandono di minore. Nessuna richiesta era stata invece avanzata dai legali di Lisa Marconcini, educatrice.
Richiesta respinta. Per Marzocchi, che non aveva risposto alle domande, secondo il giudice non ci sono le condizioni per una variazione della misura; il suo difensore, l’avvocato Diego Innocenti, aveva sostenuto l’insufficienza dei motivi per la detenzione domiciliare e aveva suggerito una forma diversa di misura che salvaguardasse la genuinità delle indagini, come ad esempio un’interdizione dalla professione. Argomenti che avevano incontrato l’opposizione del sostituto procuratore titolare dell’inchiesta, Arianna Ciavattini. E che non sono stati accolti nemmeno dal giudice, almeno in questa fase dell’inchiesta.
Richiesta accolta. Torna invece libera di muoversi Pierina Tinti, l’unica delle tre che aveva deciso di parlare con il giudice. Il suo ruolo di aiuto cuoca e non di educatrice, le dimissioni comunicate subito dopo la notifica della misura cautelare, la volontà dichiarata di voler continuare a lavorare solo come collaboratrice domestica, l’attuale lavoro di quel genere già in atto presso una famiglia in cui non ci sono minori: tutti questi sono gli argomenti che hanno indotto il gip a revocare i domiciliari, anche in considerazione dell’effetto deterrente costituito dall’applicazione di una simile misura a una donna che non aveva mai fatto nulla di male nella sua vita. Non c’è alcun’altra misura da adottare.
Nessuna novità invece per Lisa Marconcini. Anche lei aveva scelto di tacere con il giudice. Ma per lei i suoi difensori, gli avvocati Romano Lombardi e Andrea Da Prato, non avevano avanzato alcuna richiesta in sede di interrogatorio.
Genitori in Questura. L’inchiesta comunque sta andando avanti. Un’inchiesta, si è appreso in queste ore, originariamente partita dalla segnalazione raccolta dalla polizia municipale e dalla polizia stradale e che ha finito poi per coinvolgere anche la Questura. In questi giorni la squadra mobile sta ascoltando i genitori dei bambini della scuola, raccogliendo le loro sommarie informazioni. Dalle loro dichiarazioni gli investigatori e gli inquirenti cercano di capire se sia possibile ricavare qualche elemento di prova a sostegno dei già pur significativi video che sono stati girati tra dicembre e gennaio scorsi. Oppure se vi siano elementi che portano in direzione contraria. Fase anche questa delicatissima dell’indagine, in considerazione della piccola età dei bambini e delle difficoltà di interpretazioni di parole e comportamenti.
No all’incidente probatorio. Le medesime difficoltà che di fatto impediscono lo svolgimento di un incidente probatorio, cioè di un’anticipazione di dibattimento che permetta di cristallizzare le dichiarazione dei bambini. Sono troppo piccoli, fanno notare in Procura, e una scelta di questo genere non consentirebbe di arrivare a risultati utili per le indagini.
Incontro in Comune. L’amministrazione informa di aver tenuto una riunione, nella sala del consiglio, convocata dall'assessore alle politiche educative, per incontrare i genitori dei piccoli che frequentavano il nido coinvolto nell'inchiesta. E che adesso, a maggior ragione, hanno bisogno di aiuto. «L'Amministrazione, dopo aver manifestato solidarietà alle famiglie - si legge nella nota che riassume i contenuti dell’incontro - ha sottoposto loro la situazione aggiornata rispetto alle disponibilità di posti tra i diversi nidi del territorio. Un quadro completo che consentirà a tutte le famiglie di individuare liberamente la struttura dove trasferire il proprio bambino o la propria bambina». Il Comune precisa che «l’amministrazione non può chiaramente indicare preferenze tra queste strutture private ma è certamente in grado di dare tutto il supporto necessario per chiarimenti, pratiche e facilitazioni nella scelta. Inoltre il Comune si è impegnato ad individuare due operatori che possano garantire un'assistenza psicologica ai bambini e alle bambine coinvolte».
Resta aperta la questione scuola materna (8 bambini): la soluzione prospettata è Batignano, i genitori però la dichiarano inaccettabile.
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