Il Tirreno

Grosseto

Contropiede di Borghi: «Mi candido»

di Gabriele Baldanzi
Contropiede di Borghi: «Mi candido»

Il vicesindaco archivia le primarie e si dice disponibile a mettere in campo se stesso e il suo elettorato per Mascagni

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GROSSETO. Paolo Borghi prende in contropiede il Pd e, a sorpresa, annuncia la propria disponibilità a candidarsi al consiglio comunale. Il vicesindaco, uscito sconfitto dalle primarie di centrosinistra contro il compagno di partito Lorenzo Mascagni, lo ha detto ieri sera al Tirreno.

«Sono stato sollecitato da più parti – ha spiegato – anche da Firenze. Mi sono preso qualche giorno per pensarci e alla fine, dopo aver metabolizzato ciò che è accaduto, i voltafaccia, le primarie, ho scelto di mettermi a disposizione. Lo merita prima di tutto il candidato. Mi rendo conto, infatti, che sarebbe un peccato disperdere quel patrimonio di relazioni, conoscenze e voti che ho accumulato in questi anni, alcuni, non vi è dubbio, di natura personale. La decisione finale, ovviamente, spetta ai segretari, all’unione comunale del Pd. Intendo rispettare gli organismi. Io sono qui. A disposizione. Senza velleità alcuna. Sono rientrato al mio lavoro, part time, e ho intenzione per il futuro di fare anche altre cose oltre alla politica».

Ma Borghi va oltre. «Venerdì 22 aprile stiamo organizzando un evento, una cena, in cui presenterò il mio elettorato a Lorenzo Mascagni. Ci sarà anche Antonio Mazzeo. Sabato volentieri parteciperò all’inaugurazione della sede», dice Borghi.

Contrordine compagni. Nel frattempo il riavvicinamento tra il Pd e Passione per Grosseto (il brand declinato sul locale dopo l’esperienza da candidato governatore regionale di Gianni Lamioni) va avanti. L’alleanza si farà. Le parole pronunciate una settimana fa dal segretario provinciale Marco Simiani e dal candidato sindaco del centrosinistra Lorenzo Mascagni critiche contro la dichiarazione di Lamioni di aver votato Almirante e di non rinnegare la militanza a destra ora non contano più. O meglio: seguiranno – pare – altre parole per precisare e distinguere.

«Giorgio Almirante e coloro che si ispirano al neofascismo non possono avere rapporti con me e con la coalizione che mi sostiene. Lascio questi retaggi, memoria di violenza, intolleranza e dittatura, ad altri», aveva detto Mascagni. E Simiani, di rinforzo: «I nostri valori non lasciano spazi ai simboli di un passato che è storia e su cui è stato dato un giudizio negativo». Invece no. Si cambia idea.

Galeotto sarà il libro. Alla fine prevarrà la ragion di Stato. Pesano da un lato la paura di perdere contro Vivarelli Colonna (centrodestra) e Gori (M5s), dall’altro le pressioni fiorentine e romane. Eppure nel Pd grossetano, e tra gli alleati, questo accordo garba a pochi. Sotto voce alcuni dirigenti confermano che l’intesa con Passione per Grosseto è imposta dal nazionale e dal regionale. Probabilmente è il preludio al partitone della Nazione, con l’Ala di Denis Verdini e il Nuovo Centrodestra di Angelino Alfano, alleati fedeli di Renzi al governo e alle prossime elezioni politiche. Un prezzo (o forse, chissà, un vantaggio) che dovrà pagare anche Mascagni a Grosseto.

Che la ricucitura sia ormai cosa fatta lo dimostrerebbe, secondo i maligni, la presentazione del libro di Massimo Parisi, in programma sabato mattina all’hotel Airone, poche ore prima del taglio del nastro di Casa Mascagni. Il libro si intitola “Il patto del Nazareno”. Tra il pubblico sono attesi dirigenti locali del Pd (alcuni invitati da Lamioni), ma soprattutto – fianco a fianco – l’autore ed ex braccio destro del Cavaliere (Parisi) e l’europarlamentare Simona Bonafè, la quale, dopo aver mangiato un boccone, imbraccerà le forbici in via Oberdan. Il programma dell’evento, diffuso dall’editore Rubbettino, prevede anche la presenza di Monica Faenzi (Ala), Gianfranco Rotondi (Rivoluzione Cristiana) e di Pippo Civati (Possibile). Modera l’incontro il giornalista Pier Andrea Vanni.

Aria pesante in coalizione. Martedì sera si è svolto un durissimo faccia a faccia nella riunione di coalizione. I segretari Simiani e Biliotti (Pd) hanno incontrato l’Udc (Cerciello, Bellettini, Socciarello e la Pastorelli), il Psi (Giorgi, Andretta e Angiolini), Gente di Grosseto (Culicchi) e Fare Grosseto (Gabbrielli). Si è parlato anche del libro di Parisi e della «significativa» presenza della Bonafè. Simiani e Biliotti hanno lasciato intendere che Lamioni resterà “nascosto”, che verranno prese le distanze da Almirante ma andrà avanti il percorso con i “moderati”. Come se i moderati non fossero già abbastanza nel partito e nella coalizione. Una strategia messa a punto a tavolino, che non convince affatto gli alleati.

Lamioni, in pratica, verrebbe “sacrificato” perché risultato fin troppo sincero, ma in realtà lui un ruolo defilato già l’aveva assunto; gli orfani di Passione, il Forum (Fausto Giunta) ed Etica (Roberto Valente) potranno così salire a bordo. Una lista in cui si confonderanno nuove generazioni di ex centrodestra, centristi senza una casa, perfino un consigliere uscente del Pd, Riccardo Tinacci.

Alleati alla porta. Gli spifferi di ciò che era accaduto in coalizione, martedì sera, ieri sono arrivati in redazione.

«Le parole e il metodo che stanno usando i segretari del Pd sono inaccettabili – spiegano quelli che un tempo si sarebbero chiamati “cespugli” – hanno dichiarato che chi chiude a Lamioni avrà sulle spalle la responsabilità della sconfitta. E ancora che agli uomini di Passione non verranno dati incarichi in provincia di Grosseto. Cosa significa? Che li prenderanno fuori? Che avranno un premio a prescindere? È stata presa una brutta strada. Così non si va da nessuna parte».

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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