Il Tirreno

Grosseto

Scena muta col giudice Parla soltanto la cuoca

di Pierluigi Sposato
Scena muta col giudice Parla soltanto la cuoca

I maltrattamenti prevedono una pena minima di due anni

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GROSSETO. Rischiano almeno due anni di carcere, se non ci saranno scelte per riti alternativi, le maestre dell’asilo indagate per i presunti maltrattamenti nei confronti dei bambini. È il minimo previsto dall’articolo 572, cui poi dovrebbero essere sommate le eventuali responsabilità per abbandono di minore, cioè la seconda accusa.

Lo sanno bene la titolare Azzurra Marzocchi, l’educatrice Lisa Marconcini e la cuoca Pierina Tinti, che ieri mattina si sono presentate in Tribunale per sostenere l’interrogatorio di rito per le persone sottoposte agli arresti domiciliari: le prime due (sono anche entrate in questo ordine) non hanno risposto, l’unica a parlare è stata Pierina. «Ha dato spiegazioni», si limita a dire il suo legale l’avvocato Alessandro Risaliti. Per tutte e tre, un’attesa di qualche decina di minuti sul corridoio davanti all’aula H, dove erano attese dal gip Marco Bilisari e dal pm Arianna Ciavattini. Momenti di naturale ansia, di volti tesi, di pensieri, di sguardi interrogativi che hanno esplorato l’ambiente. Momenti trascorsi a parlare con i difensori (Marzocchi è assistita Diego Innocenti, Marconcini da Romano Lombardi e dal lucchese Andrea Da Prato) e con i familiari, in attesa del proprio turno. Poi l’uscita dal palazzo di giustizia, dribblando fotografi e operatori tv che attendevano a una delle uscite.

Quella di Tinti è una posizione diversa e forse in questo modo si spiega la sua volontà di parlare: collaboratrice domestica, lavora all’asilo dalla fine del 2014. La sua opera si svolge in cucina, naturalmente, e quando i bambini mangiano occasionalmente dà una mano in refettorio. Il suo nome è citato in sedici occasioni nelle schede compilate dalla squadra mobile sulla base dei video delle telecamere nascoste: sedici occasioni per lo più di “costrizione”, cioè per obbligare i bambini a mangiare. C’è anche uno sculaccione, ci sono degli insulti, c’è un caso di schiaffi. Otto dei sedici casi sono registrati come avvenuti insieme a Marconcini, che complessivamente ne ha 24. I numeri non significano nulla se non sono affiancati anche da una valutazione qualitativa, cioè della portata degli eventi contestati. E sarà questo il tema principale del confronto tra accusa e difesa, quest’ultima sbigottita dal fatto che i video dei maltrattamenti fossero stati diffusi ancora prima dell’interrogatorio delle principali indagate. Tra queste c’è naturalmente Azzurra Marzocchi, una delle titolari, il cui metodo (indicato appunto come “azzurriano”) è oggetto delle contestazioni della Procura. Lei è citata sette volte nelle schede redatte dalla polizia di stato: strattoni, minacce, punizioni, intimazioni, rimproveri, scappellotto, buffetti, insulti, costrizioni: queste le tipologie. Per lei il difensore ha chiesto la revoca della misura, per insufficienza dei motivi di colpevolezza, oppure il divieto di esercitare la professione. Attenuazione della misura la richiesta avanzata anche per Tinti. Nessuna richiesta per Marconcini. Il gip deve decidere.

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