Proteste
«L’Amiata non è terra di conquista»
Relatori a confronto a Firenze: «Rispettiamo le vocazioni del territorio»
FIRENZE. Al di là della relazione di Fabio Zita che ha sollevato il caso Bagnore 4, il convegno “Geotermia: focus Toscana” organizzato da Nogesi, è stato molto partecipato e ha fatto il punto su questa forma di sfuttamento del territorio e sul suo impatto sull’ambiente e le persone. Dieci relatori, ognuno di un settore professionale legato alla geotermia, e tanti interventi e i punti di vista ma un unico filo comune: le centrali geotermiche da risorsa del territorio a problema per l’economia, la salute e l’ambiente, partendo dalle dichiarazioni di Renzi che ha ipotizzato un raddoppio dello sfruttamento geotermico sull’Amiata.
«L’Amiata non è una terra di conquista – ha detto Mauro Chessa, geologo della rete Nogesi – la geotermia si deve confrontare anche con la geografia dei territori, in Nevada la centrale è stata costruita in un territorio disabitato per un raggio di 150 chilometri. Ben diversa è la situazione dell’Amiata dove i danni che ha fatto Enel sono evidenti e documentati. Qui si tratta di collocare impianti industriali incompatibili con l’economia del luogo».
Giovanna Limatola di Nogesi: «Quando si interviene su un territorio è necessario guardare anche alla sua vocazione. In Toscana ci sono produzioni di eccellenza in campo vitivinicolo e agroalimentare e non può esserci coerenza con le novità dell’industria che vengono apportate. Vino, olio e produzioni di eccellenza non vanno d’accordo con il geotermico».
Pino Merisio, del comitato Montenero, ha affrontato il tema della concessioni: «In Toscana ce ne sono 8 e 15 permessi di ricerca. Gli impianti geotermici pilota sull’Amiata ricadono in aree di elevato valore ambientale e paesaggistico. I permessi coprono circa 1300 kmq del territorio toscano e il Grossetano è interessato per un terzo da progetti di ricerca. Tutte aree che hanno vocazione per una realtà agricolo-turistica importante che le caratterizza totalmente. Sono economie forti che producono eccellenze del territorio come il Rosso di Montalcino e olio extravergine. I problemi che causano le centrali sono legati alla salute e all’ambiente, perché ne risentono le falde acquifere e si corre il rischio di sismicità indotta, oltre alla svalutazione degli immobili, la fuga del turismo e la perdita di posti di lavoro. Non si possono costruire le centrali in mezzo agli uliveti». Sulla situazione dell’Amiata ha parlato Velio Arezzini, attivista di Sos Geotermia: «La gente sottovaluta il problema, non si può permettere alle centrali, che dovrebbero essere alternative, di inquinare quanto e più di quelle a carbone. Qui quel che manca è la politica vera, priva di interessi economici. Stanno facendo male al territorio con l’assenso della Regione».
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