Il Tirreno

Grosseto

GESTO SIMBOLICO

Occhipinti a Mattarella: "Noi siamo ancora qui"

Giovanna Mezzana
Priscilla Occhipinti mostra il suo cartello al passaggio del presidente Mattarella
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Priscilla Occhipinti mostra il suo cartello al passaggio del presidente Mattarella

Al Vinitaly di Verona la signora dei distillati si rivolge al Capo dello Stato con un cartello che denuncia l'oppressione fiscale subita dalle aziende

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GROSSETO. Presidente Mattarella, noi ci pieghiamo ma non ci spezziamo. Si potrebbe parafrasare così il messaggio inviato da Priscilla Occhipinti – il maestro distillatore che ad Aratrice ha preso il testimone “dal mago tra gli alambicchi” Gioacchino Nannoni – al Capo dello Stato. A farla parlare così dovrebbe essere un mix tra l’effetto zavorra provocato da tasse e burocrazia succhiasangue e l’orgoglio dell’imprenditore che, neppure quarantenne, ha già ricevuto grandi riconoscimenti per il proprio lavoro.

Il salone. Verona, Vinitaly, domenica 10 aprile. Priscilla Occhipinti è al salone internazionale dei vini con le sue grappe e i suoi distillati: e ha ormai perso il conto di quante siano le edizioni di Vinitaly a cui ha partecipato. Lo stand della distilleria Nannoni è nel Padiglione Toscana e le grappe di Aratrice sono tra i Chianti e il Brunello. A Verona è gran kermesse: a battezzare il cinquantesimo salone del vino sarà il Capo dello Stato.

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Il cartello. All’improvviso c’è un po’ di trambusto. Nel padiglione dei vini del Granducato compaiono gli uomini della scorta presidenziale. Ecco Mattarella. Passa nel corridoio e nel giro di qualche secondo sarà di fronte a grappe e distillati Nannoni. «Presidente, presidente, vorremmo leggesse qui: così mio padre ha richiamato l’attenzione del Capo dello Stato» racconta la signora dei distillati, che in quel frangente stava alzando sopra la sua testa un cartello su cui si leggeva: “Siamo ancora qui nonostante burocrazia opprimente e ingiusta, tassazione crescente a bilanciare sperperi e furti... Domani è un altro giorno! (Siamo ottimisti)”. Mattarella non si è fermato (probabilmente erano escluse soste): ma si è girato e su quel cartello gli occhi li ha messi. Priscilla ha agito d’istinto. Non c’era nulla di preparato. «L’avevo appeso nel nostro stand – dice – con l’intento di far sapere a tutti quanto impegno mettiamo ogni giorno nel nostro lavoro. Quando ho visto che il presidente stava arrivando, mi sono detta: “deve leggerlo”.

Applauso. Priscilla ha poi postato la foto del momento clou sul suo profilo FaceBook. E ha ricevuto tanti apprezzamenti.

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Vita dura. Chi meglio di lei che porta avanti un’azienda che è anche deposito fiscale perché fa prodotti sottoposti al pagamento di accisa – «e ogni settimana la guardia di finanza ci fa visita» – può raccontare quanto le piccole aziende del Belpaese siano zavorrate, mortificate, oppresse da fisco e obblighi burocratici? E non stiamo parlando di un’azienda decotta. «Nel 2015 – dice – il nostro fatturato è cresciuto del 20 per cento rispetto al 2014. Abbiamo ottenuto trofei, medaglie, riconoscimenti. E in questo quadro di meravigliosa crescita io guadagno meno del mio dipendente con lo stipendio più basso. E se domani volessi un figlio? Insomma, il vero artigiano in Italia è costretto a chiudere. Noi vogliamo pagare le tasse e rispettare gli obblighi ma... lasciateci lavorare! Il mio messaggio è questo». Da Verona, Priscilla Occhipinti, con orgoglio e un pizzico di caparbietà (che non guasta).

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