Il Tirreno

Grosseto

Nuovo attacco al gregge a distanza di due giorni

di Fiora Bonelli
Nuovo attacco al gregge a distanza di due giorni

Otto capi sono stati sgozzati e dilaniati dai predatori a San Martino sul Fiora L’allevatore: «Non ce la facciamo più ad andare avanti in questo modo»

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MANCIANO. Nemmeno la domenica fanno festa i predatori. Tutti i giorni decine di capi uccisi o feriti. Le aziende sono in crisi e c’è chi ha in mente di cambiare mestiere e lasciare tutto.

Da Nicola Sensi, a San Martino sul Fiora, a Poggio Lupinaio, i lupi o chi per loro sono tornati a prendere il pasto ormai diventato una gabella per l’azienda, che solo un paio di giorni fa era stata alleggerita di otto pecore.

E anche stavolta il pegno pagato è nuovamente di otto capi. Cinque pecore ferite, destinate a morire e tre morte, sgozzate e dilaniate dal lupo. «Erano le 6,30 - racconta ancora agitato Nicola Sensi - sono arrivato dalle pecore per la mungitura e ho trovato lo scempio che ci colpisce a distanza di pochi giorni dal precedente. Qui è un disastro. Non sono sicuro di voler continuare a fare l'allevatore».

Nicola è giovanissimo e ha preso le redini dell’azienda paterna nel 2010, ma da allora non ha avuto più pace, perdendo il coraggio di voler andare avanti. «Dal 2010 - spiega - ho perduto 120 capi ovini. Qui a Poggio Lupinaio è un continuo e io non posso arrivare tutti i giorni dalle pecore senza sapere cosa troverò. Oltre tutto lo strazio che soffrono questi poveri animali è enorme e io non sono capace di sopportarlo». L’azienda di San Martino sul Fiora della famiglia Sensi è dotata anche di quattro cani da guardiania, che però poco possono contro le continue predazioni. «Abbiamo vari branchi di pecore - spiega - e i cani si spostano ora dall’uno e ora dall’altro. Non possono fronteggiare tutti gli attacchi. E i cani non possono essere molti di più di questi».

Ipredatori sono quasi certamente diventati stanziali a San Martino. «Io non li ho visti - dice Nicola - ma mio padre sì, li ha avvistati diverse volte». La notizia della nuova predazione a Sensi si è diffusa subito fra gli allevatori vicini e tutti spendono parole a sostegno del collega. Anche Carmelo Masala, la cui azienda è stata vittima lo scorso venerdì di una violenta predazione dà la propria solidarietà a Sensi, mentre ancora sta contando i suoi danni.

Masala, infatti, sta tirando in queste ore la riga delle sue perdite, un bilancio che appena dopo l’aggressione non era stato possibile fare. Con le pecore a brandelli nel prato, con quelle fuggite chissà dove, quelle ferite e quelle traumatizzate, Masala aveva azzardato a caldo un numero approssimativo. I capi perduti parevano essere fra 30 e 50. Invece, contato ciò che resta del branco di 450 capi, adesso bisogna raddoppiare. Quasi cento le pecore che mancano al gregge. «Dopo il primo momento di disperazione - dice - abbiamo contato e ricontato, ma purtroppo le bestie che mancano, fra smaltite, ferite e perdute sono un centinaio. 17 le ho portate a smaltire ora. Quelle ferite sono tante, più di una decina e le altre sparite non siamo riusciti per ora a intercettarle. Saranno andate a morire nei boschi o nel fosso. Fatto sta che io mi ritrovo con 100 capi in meno. Una botta grossa, questa, che non so se riuscirò a sopportare».

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