Sicurezza
Nove maestre in causa con Iside e Comune
Assunte a tempo indeterminato per un periodo superiore ai 36 mesi chiedono l’assunzione o il risarcimento del danno
GROSSETO. Nove maestre assunte tempo addietro con contratti a tempo determinato si sono schierate contro Comune e Iside: chiedono al giudice non solo il risarcimento del danno ma anche di vedersi riconoscere l'assunzione a tempo indeterminato.
Una nuova causa di lavoro - dopo quelle promosse e vinte da due ricorrenti per questioni similari anche se per profili diversi - per la quale il Comune si è sta già preparando in vista della prima udienza, fissata per fine mese: l'ente ha deciso di costituirsi in giudizio e ha nominato gli avvocati Oronzo e Chiara Mazzotta di Pisa, affidando loro il compito di sostenere le ragioni dell’amministrazione.
Similari tra di loro i ricorsi presentati dalle educatrici di asili nido: tutte sostengono l'illegittimità della reiterazione dei contratti a tempo determinato da parte di Iside e Comune. Ciascuna ha lavorato per periodi magari diversi e in sedi diverse: ma tutte sostengono di aver prestato la loro opera temporanea per 10 mesi e per 36 ore settimanali. Al termine dell'ultimo contratto, le insegnanti avevano chiesto a Iside e Comune di vedersi riconosciuto un contratto a tempo determinato a partire dal primo contratto o dal superamento dei 36 mesi di precariato. Perché tutte dichiarano di aver superato i termini fissati dalla legge 368 del 2001 in merito al periodo dei 36 mesi. E questo è il presupposto che giustificherebbe la richiesta. Nessuna risposta era arrivata dalle istituzioni. Nessuna di loro era stata poi chiamata in servizio e tutte avevano di fatto perso il posto di lavoro. Le maestre si sono così affidate all'avvocato Emiliano Pagliai.
Le maestre sono del parere che la pratica adottata da Iside sia illegittima e che violi la normativa sul personale scolastico degli enti locali. Inoltre, le maestre sostengono che Comune e Iside hanno adottato negli ultimi anni soltanto contratti di questo genere: e se ciò è vero, è anche vero che non vi erano le ragioni eccezionali e temporanee indicate nei contratti. Vi sarebbe stata una situazione permanente cui l'amministrazione avrebbe fatto fronte con soluzioni temporanee: una contraddizione. E se è vero che finora il Tribunale di Grosseto ha riconosciuto il solo risarcimento, le maestre chiedono adesso (ci sono state nel frattempo novità giurisprudenziali) l'assunzione a tempo determinato. Con tutto ciò che tale decisione comporta anche in termini di pensione, anzianità e indennità.
Motivazioni analoghe erano state sostenute, e poi riconosciute valide dal giudice di prime cure, dalle due collaboratrici amministrative B3 di Iside che avevano presentato i ricorsi definiti con sentenze del 2015. Per loro il giudice aveva respinto la richiesta di conversione di quel rapporto in uno a tempo determinato, come anche la promozione interna, e aveva invece stabilito il versamento di 20 mensilità dell’ultima retribuzione ricevuta.
Secondo il giudice del lavoro che si era occupato di quei due casi, la difesa del Comune appariva non condivisibile anche quando faceva riferimento alla disciplina particolare di stabilizzazione dei precari, che non deroga da quella generale. Notato che anche per il personale scolastico degli enti locali va applicato il termine massimo di 36 mesi per la stipulazione di successivi contratti a termine con lo stesso lavoratore, il giudice aveva indicata come violata la normativa «avendo pacificamente l'amministrazione intrattenuto con la ricorrente un rapporto complessivamente superiore a 36 mesi, anche non continuativi, avuto riguardo al periodo alle dipendenze da Iside».
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