Attenzione
Lupi, allevatori disperati «Non denunciamo più»
MANCIANO. Suona ancora l’allarme per le aggressioni alle pecore. In un solo giorno altre tre aziende sono state colpite, due nel comune di Manciano e una a Fernese, proprio al confine segnato dal...
MANCIANO. Suona ancora l’allarme per le aggressioni alle pecore. In un solo giorno altre tre aziende sono state colpite, due nel comune di Manciano e una a Fernese, proprio al confine segnato dal fiume Fiora fra la provincia di Grosseto e quella di Viterbo. È sempre lo stesso territorio, quello che, da una parte – da Manciano – arriva fino a Capalbio e dall’altra si allunga verso Scansano e Saturnia.
Lo scempio. Una terra promessa per tanti, come Danilo Muleddu, che la mattina di sabato, verso le 6, quando albeggiava, ha visto la carneficina nel suo campo: otto pecore uccise dai predatori, e come sempre spolpate vive. Lo racconta lui, il dramma della scoperta: «La sera si munge – dice – e fino a pochi giorni fa dopo la mungitura si rimettevano le pecore nell’ovile. Ma ieri sera (l’altra sera, per chi legge) era caldissimo e le abbiamo lasciate a pascolare con la guardia di otto cani maremmani. Non erano sole. E invece ne ho perse otto, tutte azzannate. Uno scempio che colpisce questo territorio e per il quale mi sento di dare solidarietà e sostegno a chi, come e più di noi, subisce questo problema. Nel Mancianese la situazione è davvero incandescente».
Nodo recinzioni. L’allevatore parla anche di un altro problema, quello delle recinzioni antilupo, marchingegni costosissimi e che da solo il pastore non può sostenere. E per qualcuno ci sono agevolazioni, per altri no: «La mia azienda – continua – costeggia la riserva naturale Selva del Lamone, e abbiamo anche un po’ di terreno dentro la riserva. Eppure non abbiamo potuto cogliere l’opportunità del bando, che offriva gratuitamente le recinzioni antilupo, perché il nostro centro aziendale è fuori dal parco. Le reti sono state gratuite per i pastori dentro al parco. È un controsenso: è come se i lupi sapessero leggere i cartelli o rispettare i confini».
Altri attacchi. Sempre nella stessa zona, solo pochi giorni fa, c’erano stati altri attacchi: uno a Sergio Santarelli con l’azienda a San Martino sul Fiora e a Nicola Sensi, sempre di San Martino a cui sono stati predati otto capi: «È un disastro – dice Santarelli – non esiste più nemmeno il diritto di tutela della proprietà. Si distrugge il patrimonio ambientale ed economico di questa terra lasciata in pasto a lupi a cinghiali e a volpi». E ancora nel pomeriggio di venerdì, c’è stata una visita di predatori all’azienda di Roberto Sartucci, a Montauto di Manciano, a Pian del Frate, zona della Campigliola: «Venerdì pomeriggio – dice – ho perso un’agnella di diciotto mesi e stamattina (ieri mattina per chi legge), dentro il recinto antilupo ne ho trovare altre due morte. I veterinari, dato che le pecore non avevano buchi alla gola, non le hanno considerate vittime di predatori. Ma lo sono, invece: saranno state calpestate dalle altre in fuga e stamani (ieri mattina) sono morte». Anche per Sartucci non è certo la prima volta: «Capita continuamente di perdere capi – dice – Capita a tutti e spessissimo nemmeno si denunciano. I corpi non si trovano e ci dobbiamo sorbire le perdite di latte e gli aborti. E poi – sbotta – alcuni non denunciano più le perdite perché ci sentiamo abbandonati. Io, per esempio, per una pecora uccisa, ho perso tutta la mattina, fra visite veterinarie, pratiche burocratiche e per cosa? Per sentirmi dire che i risarcimenti non ci sono? Aspettate il prossimo bando, mi sono sentito rispondere, perché per ora niente risorse per questo problema.
Fiora Bonelli
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