Il Tirreno

Grosseto

dopo la condanna per minacce

«Camilli non sapeva nulla Il processo è da annullare»

«Camilli non sapeva nulla Il processo è da annullare»

GROSSETO. Piero Camilli non ha mai saputo nulla del procedimento di fronte al giudice di pace che si è concluso con una condanna per minacce nei confronti di un giornalista de La Nazione. È quanto...

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GROSSETO. Piero Camilli non ha mai saputo nulla del procedimento di fronte al giudice di pace che si è concluso con una condanna per minacce nei confronti di un giornalista de La Nazione.

È quanto porta a conoscenza l’avvocato Roberto Cerboni, in una nota redatta per conto dell’ex patron. «Operate le necessarie verifiche - vi si legge - si è potuto accertare che al signor Camilli non è stata fatta alcuna notifica della fissazione del processo, non ponendolo, quindi, nelle condizioni di potersi difendere e nominare un difensore di fiducia, così che il processo è stato celebrato in sua assenza». A giudizio di Cerboni - che non ha assistito Camilli in questo procedimento - «si tratterebbe, quindi, di un processo radicalmente nullo per la mancata valida partecipazione dell'imputato, che, quindi, dovrà essere completamente rifatto, sin dalla messa a conoscenza di tutte le parti di una nuova data del processo medesimo in primo grado».

Nel corso delle udienze del procedimento per minacce e (non più reato) ingiurie - quelle nel corso delle quali sono stati ascoltati i testimoni - Camilli è stato assistito d’ufficio dall’avvocato Stelio Pugi. Nessuna eccezione era stata sollevata sulle notifiche, nemmeno da parte del giudice.

La Procura aveva emesso la citazione a giudizio il 31 gennaio 2013 e il procedimento aveva visto l’esposizione dei mezzi di prova in due udienze: erano stati ascoltati due dei colleghi del giornalista, presenti in quel momento in redazione, ai quali da un certo punto in poi la conversazione era stata fatta ascoltare in viva voce. La chiamata era giunta sul cellulare. Successivamente, Camilli aveva revocato l’accredito per l’accesso alla tribuna stampa. Era il marzo 2012. Questioni che avevano poi avuto eco anche al di là dei confini grossetani, per interessamento della Procura federale e dell’Unione stampa sportiva italiana. (p.s.)

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