Il Tirreno

Grosseto

il retroscena

Ipotesi acquisizione Sei commissiona lo studio

di Francesca Ferri
Ipotesi acquisizione Sei commissiona lo studio

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GROSSETO. Non è solo una questione tra industria, creditori e tribunale. La vicenda della Scarlino Energia, per la quale la Procura e due creditori hanno chiesto il fallimento, sfocia in ambito politico ed è destinata a sollevare un polverone. Tra ottobre e dicembre 2015 molti sindaci di Comuni del Grossetano hanno sollevato le barricate di fronte all’ipotesi che Sei Toscana – che ha in appalto dall’Ato rifiuti Toscana sud il servizio di raccolta e trattamento dei rifiuti – comprasse l’inceneritore di Scarlino.

Il timore dei sindaci (primo di tutti Andrea Benini di Follonica, poi anche di Manciano, Castel del Piano, Scarlino, della zona del Tufo e dell’intera Amiata) è che, comprando un impianto con debiti per 65 milioni di euro, Sei finisca per spalmarli sui cittadini, alzando la già elevatissima tassa sui rifiuti (quella di Grosseto è la più cara del centro nord).

Per questo dai Municipi (escluso il capoluogo) erano partite lettere rivolte all’Ato dove i sindaci chiedevano, primo, di vedere il documento tecnico finanziario che ha consentito all’Ato di valutare l’acquisizione dell’inceneritore e, secondo, di discutere l’ipotesi all’assemblea dei sindaci dell’Ato.

«Non solo le risposte non sono mai arrivate – dice Roberto Barocci del Forum Ambientalista – ma Sei Toscana aveva già preso in considerazione la possibilità di acquisire l’inceneritore diversi mesi prima rispetto alle lettere dei sindaci».

La prova? Il 9 dicembre Scarlino Energia presenta al tribunale di Grosseto una domanda di concordato e l’accompagna con uno studio di fattibilità redatto da una società di consulenza, la Fichtner Italia srl. Lo studio è di agosto e settembre 2015 ed è stato commissionato proprio da Sei Toscana srl quale “Due diligence tecnica (studio di fattibilità) per l’acquisizione dell’inceneritore di Scarlino Energia”.

Insomma, mentre i sindaci chiedevano di aver voce al tavolo dell’Ato su decisioni che, alla fine, si ripercuotono sui cittadini, Sei aveva già fatto fare uno studio di fattibilità sull’acquisizione, studio, per altro, finito nel mirino di due creditori di Scarlino Energia e dello stesso Forum Ambientalista che proprio ieri hanno annunciato che presenteranno un esposto in Procura (articolo a sinistra).

«Il problema – spiega Barocci – è che nell’Ato decidono i Comuni sede di impianto, cioè cinque Comuni su 106, che hanno il 50% delle quote di controllo. E quindi Terranova Bracciolini, Arezzo, Asciano, Grosseto, Poggibonsi». In questo caso, dice Barocci, «il Comune di Grosseto, il sindaco Emilio Bonifazi e l’assessore Giancarlo Tei avrebbero potuto chiedere di vedere il documento tecnico finanziario e di mettere in discussione l’ipotesi di acquisizione. Ma non l’hanno fatto e dovrebbero spiegare perché».

Barocci, in realtà, una sua risposta ce l’ha già: «I Comuni sede di impianto, che nell’Ato sud sono due inceneritori e un impianto di produzione di cdr, hanno tutto l’interesse a mantenere questo sistema perché ricevono un’indennità di disagio ambientale. Per Comuni come quello di Grosseto non è prioritario ridurre la produzione dei rifiuti e aumentare la differenziata, ma incrementare l’uso degli impianti».

Le battaglie del Forum Ambientalista per incentivare la raccolta differenziata sono note, come lo è l’esperienza in altri comuni che dice che, più alta è la percentuale di differenziata, più bassa è la bolletta dei rifiuti. Perché, dunque, c’è questo freno nel Grossetano?

«In realtà i gestori fanno capo a sole tre cooperative, Unieco e Castelnuovese, che formano Uch, e Cooplat con tre inceneritori, che possiedono oltre il 78 per cento di Sta spa. Il resto ce l’hanno Monte dei Paschi di Siena e Banca Etruria. Dal canto suo Sta spa possiede quote di Sei, di Scarlino Energia, di Futura, di Siena Ambiente, che ha anch’essa un inceneritore. Insomma, società pubbliche e tre delle maggiori coop toscoemiliane aderenti alla Lega delle cooperative hanno interesse ad alimentare tre inceneritori in conflitto con gli interessi dei cittadini. C’è dunque una parte buona del Pd che protesta, come lo sono i sindaci che hanno scritto all’Ato; ma anche un’altra parte del Pd che programma, poi gestisce e dovrebbe controllare se stessa. E non lo fa per un evidente conflitto di interessi».

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