Il Tirreno

Grosseto

I vini di Maremma tornano al Vinitaly ma in ordine sparso

di Gabriele Baldanzi
I vini di Maremma tornano al Vinitaly ma in ordine sparso

Senza più la Provincia manca il lavoro di coordinamento Breda: «La Camera di commercio non ha le risorse»

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GROSSETO. Domani a Verona si apre il Vinitaly. Un appuntamento dove la Maremma ha spesso giganteggiato. Saranno presenti produttori, importatori, distributori, ristoratori, tecnici, giornalisti, opinion leader, sia nazionali che internazionali. Sono attesi 150.000 visitatori e delegazioni commerciali da oltre cinquanta Paesi. Insomma, una grande occasione di visibilità per il territorio grossetano nella prestigiosa e rinnovata vetrina della rassegna vinicola più importante d’Italia, giunta alla 50ª edizione.

In questi giorni in redazione è piovuta, in ordine sparso, una messe di annunci e comunicazioni sulla presenza a questo evento, email e note di produttori, cantine, consorzi. La sensazione di un ritorno al passato, di un passo indietro.

Per la prima volta, infatti, manca il coordinamento dell’ente Provincia. Anzi, manca proprio un coordinamento.

Ecco allora lo sforzo, in singolare o al massimo zonale, per promuovere il proprio banchino. Il punto della situazione sulle presenze grossetane è impossibile farlo. Non bastano una decina di telefonate. Con gli addetti ai lavori che confermano i disagi, le spese, la mancanza di un punto di riferimento locale. E la perdita di centralità e servizi.

Siamo in una fase di passaggio. Le competenze per l’agroalimentare e la promozione sono transitate da palazzo Aldobrandeschi ai palazzi fiorentini. Per strada, nei 130 chilometri che separano il capoluogo maremmano dalla città del Giglio, si sono persi i progetti di cooperazione, la programmazione, i finanziamenti, le relazioni con le piccole aziende e le cantine. Buttata via un’esperienza territoriale di sistema affinata in 25 anni di presenze. Cancellata di colpo un’immagine unitaria della Maremma del vino.

A Verona, per tanti anni, il cuore del padiglione 9 Toscana era rappresentato dalla Maremma, dai vini della Provincia di Grosseto, che imperversavano nelle degustazioni (fino a 5-6 al giorno), nelle conferenze stampa, nel gradimento degli ospiti vip e, nei giorni successivi, sulle riviste specializzate italiane e straniere.

«Non c’è più neppure il ristorante maremmano – racconta un produttore che al Vinitaly ha costruito buona parte delle sue fortune imprenditoriali – sembra di essere tornati agli anni Novanta. Gli affari si fanno a tavola, i buyers e i giornalisti non puntano sulla singola etichetta, ma sui territori. La nostra presenza si è ridotta, ma soprattutto frazionata. Per la prima volta mi viene il dubbio se abbia senso compiere tutti questi sacrifici, arrabattarsi. Per cosa? Le istituzioni c’hanno lasciato soli. E la retromarcia, lo scriva, l’abbiamo messa con il Maremma Wine Shire, quando ci siamo voluti smarcare dal resto della Toscana. Un errore. Visto anche come è finita...».

«La Camera di commercio di Grosseto non ha né le risorse né le competenze per surrogare la Provincia – spiega Riccardo Breda, il presidente – noi non siamo al Vinitaly, nonostante qualche produttore ci abbia chiesto fin da adesso uno sforzo di coordinamento per il 2017. Magari passando dai Comuni. Vedremo. Io credo che debba essere la Regione a prendere in mano la situazione, ma ci vorrà tempo».

La Camera di commercio di Pisa, per fare un esempio, è presente a Verona con una manciata di etichette e uno stand di poco più di 100 metri quadri. Ciò che non serve alla Maremma. In futuro un ruolo di coordinamento potrebbe averlo Avito, il nuovo consorzio dei consorzi, che riunisce al momento 16 consorzi di tutela toscani in rappresentanza di oltre 5.000 imprese, per un fatturato stimato di circa un miliardo di euro e una quota di export superiore al 70%.

Senza Toscana Promozione e le Province, Avito dovrà intercettare i fondi per la promozione messi a disposizione dall’Europa, cercando di non lasciare indietro nessuno, «perché la Toscana del vino – come ha detto di recente l’assessore Marco Remaschi – è fatta di grandi marchi, ma anche di tanti piccoli imprenditori, che contribuiscono a fare la differenza, e che hanno bisogno di essere sostenuti».

Esattamente come non è stata fatto quest’anno in Maremma. «Dobbiamo imparare a stare sempre di più dentro i programmi toscani – conclude Leonardo Marras – i nostri consorzi l’hanno capito aderendo ad Avito. Il recupero passa dall’integrazione nel sistema regionale, perché la Maremma arricchisce la proposta toscana».

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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