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Enrico Rabazzi (Cia) «Chi fa incroci va perseguito»

Enrico Rabazzi (Cia) «Chi fa incroci va perseguito»

A Le Croste di Manciano è arrivato per primo Enrico Rabazzi (foto) presidente della Cia grossetana. È annichilito di fronte allo scempio fatto dai predatori. «Non si deve parlare più – dice – ma...

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A Le Croste di Manciano è arrivato per primo Enrico Rabazzi (foto) presidente della Cia grossetana. È annichilito di fronte allo scempio fatto dai predatori. «Non si deve parlare più – dice – ma passare ai fatti. E non deve essere un problema di bandiere sindacali. Gli allevatori tutti insieme devono darsi un obiettivo. Se qualche associazione vuole fare come gli sciacalli, non si va da nessuna parte». Il fenomeno delle predazioni, dice il presidente della Confederazione italiana agricoltori, è molto complesso. «E in questi anni per perdere tempo – prosegue – tutte le volte dicono che occorre ricontare lupi, ibridi e cani». Gli indennizzi? «Palliativi – dice Rabazzi –. Io parlo coi numeri: secondo i dati della Asl, nel 2015 vi sono stati 530 attacchi a fronte dei 180 del 2014. Se si considera che in molti non denunciano le aggressioni, superiamo alla grande una media di due attacchi al giorno. Si tratta di 1.500 capi uccisi per anno. Un disastro per l’economia di tutto il grossetano oltre che per quella delle vittime. Senza parlare dei danni per l’ambiente abbandonato e non più custodito dagli allevatori». Soluzioni? «Vanno catturati, ma catturati davvero», dice il presidente. Rabazzi solleva poi un altro problema che è sulla bocca di tutti e chiama in ballo la magistratura: «La magistratura – dice Rabazzi – deve indagare su come vengono fuori gli ibridi. Qui qualche pazzo si è divertito a fare incroci strani perché ci sono in giro animali enormi, mai visti prima. Questi animali devono finire in gabbia e dobbiamo anche smettere di mantenere in piedi il business dei canili dove i cani, a nostre spese, vengono mantenuti. Eliminarli, come fanno in Inghilterra, in Germania e negli Usa. I lupi, invece, sono animali protetti. Per catturarli va ottenuta la deroga. Hanno alterato l’equilibrio del nostro ambiente. Se poi li vogliono lasciare in giro, lo facciano ma paghino lo stipendio ai pastori che li mantengono. Uno stipendio vero, corrispondente esattamente a quanto ognuno incasserebbe se il predatore non ci fosse». E infine: «Le catture fatte così come adesso, costano uno sproposito. È immorale e ingiusto nei confronti di tutta la comunità», chiosa. (f.b.)

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