Il Tirreno

Grosseto

Strage di pecore alle porte di Scansano in pieno giorno

di Fiora Bonelli
Strage di pecore alle porte di Scansano in pieno giorno

Undici capi del gregge dei fratelli Moni uccisi dai predatori che hanno lasciato impronte e sono stati visti dal pastore

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SCANSANO. I predatori arrivano fra le quattordici e le sedici, a un tiro di sasso dal centro di Scansano. Scannano pecore dell’azienda di Fonte Morella e se ne vanno. All’appello mancano undici capi.

Aggressione a un gregge alle porte di Scansano proprio dietro il distributore di benzina, nell’area del campo sportivo, praticamente dentro il paese. Siamo nell’azienda dei fratelli Moni, nei pascoli di Fonte Morella. Una parte di gregge stava pascolando, quando i predatori sono arrivati.

«Erano certo più di uno – spiega Giambattista Moni – abbiamo visto e fotografato le impronte. Alcune grandi e altre più piccole. Di certo c’era un lupo coi cuccioli. Sul prato ne abbiamo trovate tre scannate e scorticate, altre otto mancano e non riusciamo a trovarle. Al momento ne abbiamo perse undici, ma quelle rimaste sono stordite e traumatizzate».

L’azienda dei Moni si chiama l’Agricola, una delle più grandi dello scansanese, composta di circa 2.000 capi che vengono divisi, a seconda delle necessità del gregge, in vari spazi dell’azienda. I Moni hanno anche venti cani da guardiania, anch’essi utilizzati dove si reputa vi sia maggiore bisogno.

«Ma in questo gruppo di pecore – dice Giambattista – i cani non c’erano perché era pieno giorno e la zona praticamente alle porte del paese. Non pensavamo arrivassero a tanto. È già la terza volta, comunque, che in pieno giorno subiamo attacchi al gregge. La notte le rimettiamo nell’ovile. Abbiamo un gregge anche a Murci e lì sì che i cani non lasciano mai le pecore. Eppure le predazioni avvengono lo stesso. Ma qui, dentro il paese di Scansano, proprio non ce lo aspettavamo. Hanno fatto fuori pecore e agnelli che le pecore avevano in pancia, scannate e divorate».

Un vicino aveva avvertito i Moni che erano stati avvistati dei predatori. «Ma abbiamo lasciato le pecore sole per pochissimo tempo – dice l’allevatore – e quando siamo arrivati, lo strazio era già compiuto. Vengano a vederle quelli che dicono di volere tanto bene agli animali. Una vera tortura averle trovate ridotte così. Questo è il lavoro della nostra vita. Già il settore sta andando in rovina, poi ci si aggiungono le continue perdite dovute alle predazioni. Senza poter far nulla. Nulla o poco possono i cani. Nulla possiamo noi che le sorvegliamo gran parte del giorno e siamo costretti a chiuderle di notte. Una situazione di rovina generale. E molti non denunciano le perdite per non affrontare trafile burocratiche e spese per lo smaltimento. Qualcuno si metta una mano sulla coscienza».

Scansano, in quanto a predazioni, è un luogo caldo per le continue perdite e danni che in passato hanno fatto saltare i nervi a qualcuno, quando fu fatto trovare alla rotonda di accesso al paese, un lupo ucciso. Segno e simbolo del vero calvario che devono subire gli allevatori.

Una situazione ben nota e sulla quale il consigliere di minoranza scansanese Francesco Tenucci – candidato sindaco per il centrodestra – sbotta: «L’economia di Scansano subisce un colpo al cuore con queste costanti predazioni. Si importa latte dall’estero, agnelli da chissà dove. Abbiamo prodotti di alta qualità e non li valorizziamo. Le pecore, poi, non paiono interessare al nostro comune che sta sottoponendo all’approvazione consiliare un regolamento per il benessere animale. Si decideranno le misure delle vasche per i pesci e la dimensione delle gabbie per gli uccelli. Ma delle pecore non si fa menzione. Vergogna».

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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