Il Tirreno

Grosseto

Ora è definitivo Niente ripetitore sul campanile

di Francesca Ferri
Ora è definitivo Niente ripetitore sul campanile

Saturnia, il Consiglio di Stato dà ragione al Comune Wind dovrà rinunciare all’impianto sulla chiesa del borgo

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SATURNIA. Adesso è definitivo: sull’antico campanile della chiesa di Saturnia non sarà installato alcun ripetitore. La Wind dovrà farsene una ragione.

A tre anni dall’inizio del tira e molla tra il Comune di Manciano e l’azienda telefonica, il 1º aprile il Consiglio di Stato ha pronunciato la sentenza definitiva, dando ragione al Comune: il ripetitore sul quel campanile non c’azzecca nulla e quindi lì non ci può stare.

Tutto è iniziato esattamente tre anni fa, nel marzo 2013. La Wind aveva chiesto al Comune di Manciano di poter installare sulla bifora più alta del campanile della chiesa di Santa Maria Maddalena nel piccolo borgo – conosciuto in tutto il mondo per avere, ai suoi piedi, le sorgenti termali – un ripetitore composto da tre antenne e una parabola sul campanile. La chiesa è attestata dal 1100 ma quella che si vede oggi è la copia completamente ricostruita negli anni Trenta del Novecento. A onor del vero sul campanile c’è già l’antenna di un altro gestore telefonico ed è su questo presupposto che la Wind va sul sicuro, pensando di poter ottenere l’autorizzazione all’installazione.

La commissione paesaggistica del Comune, però, sentita la Soprintendenza ai beni architettonici e paesaggistici, dice no e lo ripete anche dopo l’ordine di riesame, chiesto dal Tar, dopo che la Wind aveva fatto ricorso.

A febbraio 2015 il Tribunale amministrativo emette la sentenza e dà ragione alla Wind.

Secondo i giudici fiorentini Soprintendenza e Comune hanno negato l’autorizzazione senza valutare le caratteristiche concrete dell’impianto, trascurando di analizzare gli accorgimenti, proposti dalla società, per mimetizzare l’antenna.

La battaglia, però, non era finita. A fine settembre 2015 la giunta del Comune di Manciano decide di fare appello al Consiglio di Stato, affidandosi all’avvocata Luisa Gracili (Wind è rappresentata dall’avvocato Giuseppe Sartorio) ritenendo la sentenza «gravemente viziata e suscettibile di appello». L’appello costa 5.000 euro, ma – lo si può dire a sentenza emessa – per l’amministrazione sono soldi bel spesi.

La terza sezione, formata dai magistrati Lanfranco Balucani, Carlo Deodato, Lydia Ada Orsola Spiezia, Massimiliano Noccelli e Stefania Santoleri, riuniti in camera di consiglio il 10 marzo, partono dal presupposto che la chiesa è un bene tutelato sia dal punto di vista monumentale che da quello paesaggistico e che entrambe le Soprintendenze hanno detto che l’installazione del ripetitore è incompatibile con l’interesse della chiesa stessa, perché altera «la percezione e l’integrità» della chiesa «in ragione della sua visibilità e dell’impatto dell’impianto sulla fruizione del monumento».

Ma perché il Tar aveva accolto il ricorso della Wind? La società si era difesa dicendo che le motivazioni presentate dal Comune non spiegavano in modo esaustivo come l’antenna potesse impattare sul campanile. Per il Consiglio di Stato, invece, le valutazioni portate dal Comune sono «del tutto logiche, rpoporzionate e attendibili, nella misura in cui si fondano sul rilievo della lesione che l’impianto arrecherebbe agli interessi culturale e paesaggistico del campanile».

Anche la soluzione della mitigazione visiva dell’antenna, cioè un camuffamento per attenuarne l’impatto, proposta dalla Wind, non piace ai giudici romani.

Il campanile di Saturnia, insomma, rimarrà così com’è. Forse alcuni telefonini avranno un segnale più debole ma di certo il paesaggio pittoresco del piccolo borgo rimane intatto in tutta la sua bellezza.

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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