Sicurezza
Latte, produzione calata del 20%
Dati drammatici raccolti in un incontro degli allevatori a Saturnia
SATURNIA. Per la seconda volta nell’arco di una settimana, un gruppo di allevatori si è incontrato a Saturnia (Manciano) per discutere della situazione predazioni e per trovare una strada condivisa.
Dopo il primo abboccamento di pochi giorni fa, questa volta Mario Masci, un giovane allevatore di Saturnia, aveva invitato anche i rappresentanti delle associazioni di categoria e aperto il dibattito a esponenti rappresentativi del settore caseario come Carlo Santarelli, direttore del caseificio di Manciano.
«Abbiamo avuto – ha detto Santarelli – il 20 per cento in meno di latte. E siamo un settore importantissimo in Toscana. Perché non ci sono solo le 1.200 aziende ovine, ma tutto l’indotto che porta nel piatto dell’economia regionale, miliardi di euro di fatturato. Il conto che fece il precedente assessore all’agricoltura Salvadori, che ci liquidò come il 3 per cento del Pil regionale, non ha nulla di realistico. Pesiamo assai di più in termini economici. Eppure, sebbene questo peso si conosca, tuttavia poco interessa il destino degli allevatori. E per le predazioni i nostri politici la quadra non la trovano o non la vogliono trovare».
Soluzioni? «Non ne ho – dice Santarelli –. So che questi animali vanno tolti di mezzo e i soldi per mantenerli, una volta catturati, non ci sono».
Mario Mosci, partendo dal presupposto che «i lupi sono nel luogo sbagliato e che nessuno vuol fare violenza ai lupi» ha detto che «occorre progettare immediatamente un sistema per ottenere deroghe per catturarli e mandarli altrove. Qui i lupi non ci sono mai stati».
Angelo Marzocchi allevatore di Roccalbegna ha puntato ai risarcimenti. «Ma non 15.000 euro in tre anni e nemmeno 42 euro a capo ucciso – dice –. Non vogliamo elemosine. Siamo arrivati a un limite di sofferenza economica impossibile. Il prezzo del latte è calato di 10 centesimi e un litro di latte ce lo pagano 90 centesimi».
Sulla questione pagamento dei danni è tornato anche Giacomo Franceschelli di Arcidosso. «Ce li devono pagare tutti – ha detto – non ci devono offendere con poche briciole. Senza considerare poi che perché ci rilascino il certificato che ci serve per chiedere il risarcimento, le pecore devono avere due buchi in gola. Altrimenti niente. E le 80 pecore che ho già perso quest’anno, chi me le ripaga? Se vanno a morire nei fossi e nei cespugli, chi li trova i due buchi in gola?».
Alla fine i presenti hanno convenuto di ritrovarsi a breve con tutte le associazioni e i politici. «Occorre – ha detto Franceschelli – far capire all’opinione pubblica che il sistema per fronteggiare il problema è stato finora sbagliato». Concetto ribadito dall’agguerritissimo Fernando Tizzi di Saturnia. «La legge sul lupo – ha detto – è sbagliatissima e si regge sull'ipocrisia. La soluzione deve essere radicale. Il lupo è stato ed è un vortice che ci ha distrutti. Noi, la culla della pastorizia, che dobbiamo nutrire i lupi con le nostre risorse... Inverosimile e vergognoso». (f.b.)
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