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Dai cacciatori la richiesta di stop alla legge

Dai cacciatori la richiesta di stop alla legge

ROSELLE. La sera del 31 marzo a Roselle si è svolta un’assemblea storica di quasi tutti i capocaccia (più di un centinaio) delle squadre di caccia al cinghiale della provincia di Grosseto. Tutto è...

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ROSELLE. La sera del 31 marzo a Roselle si è svolta un’assemblea storica di quasi tutti i capocaccia (più di un centinaio) delle squadre di caccia al cinghiale della provincia di Grosseto.

Tutto è iniziato a febbraio non appena si è conosciuto il testo della legge obiettivo sugli ungulati, la legge regionale 10 del 2016, che prevede che la caccia agli ungulati, cinghiali compresi quindi, debba avvenire con assegnazione “a scalare” ed esclusivamente da appostamento e non “alla cerca” né con l’utilizzo di cani, il metodo di cacciata classico, nato proprio in Maremma.

A febbraio i 45 capi distretto del cinghiale del Grossetano si riunirono per fare una prima valutazione dell’impatto che la legge avrebbe avuto sulla caccia al cinghiale in battuta o braccata. Fu stilato un documento-petizione da portare all’attenzione di tutte le squadre della regione. «La proposta ha subito raccolto un diffuso e unanime consenso – dice il coordinamento dei capi caccia – e dopo vari incontri e assemblee è stato messo a punto il documento finale portato poi alla firma di tutte le squadre delle province toscane».

Il documento sarà inviato, insieme alle firme raccolte, ai partiti, ai consiglieri regionali, alle associazioni agricole, a quelle venatorie e agli ambiti territoriali di caccia.

«Nel documento – dicono i cacciatori – si riafferma la centralità della braccata quale strumento di gestione delle popolazioni di cinghiale, la inaccettabilità della riduzione delle zone vocate e quindi dei territori assegnati alle squadre e la creazione di una zona cuscinetto fino a 500 metri fra le aree vocate e non vocate. Con questo documento, vogliamo rappresentare il malcontento e la delusione nei confronti di scelte calate dall’alto sulle modalità e le forme di prelievo venatorio del cinghiale». I cacciatori si chiedono anche «che tipo di impatto avrebbe sul mondo agricolo il cinghiale senza il prelievo effettuato dalle squadre? Solo nella nostra provincia ne sono stati abbattuti circa 17.000».

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