La manifestazione
Dai ricci le creme di bellezza: la castagna decolla con Vacasto
Il prelibato frutto amiatino rientra in un progetto regionale da 3 milioni di euro che si allarga ad ambiti inesplorati
CASTEL DEL PIANO. La castagna griffata riunifica l’Amiata collegandola anche all’entroterra senese e grossetano e strappa alla Regione Toscana nel Psr 2014-20120 l’approvazione del progetto integrato di filiera Vacasto plus, con tre associazioni castanicole presenti all’interno del Pif: associazione castagna Igp del Monte Amiata, associazione Alta Maremma e associazione castanicola Val di Merse Montagnola senese.
Su trentanove progetti regionali approvati, quello dell’associazione castanicola è al trentaquattresimo posto.
Un progetto da tre milioni di euro, a cui la Regione contribuirà con un finanziamento di un milione e settecentomila euro.
Soddisfazione del presidente dell’associazione castagna del Monte Amiata Lorenzo Fazzi che con questo progetto garantisce ai suoi associati la prosecuzione del precedente progetto Vacasto che ha prodotto investimenti coordinati nel settore castanicolo.
«Obiettivo nostro è favorire una castanicoltura attiva partecipata e integrata», spiega Fazzi che ricorda le gravissime perdite di prodotto subite negli ultimi tre anni a causa del cinipide, del fungo gnomoniopsis, del cancro corticale e del mal dell’inchiostro. «Eppure ci picchiamo di contrastare l’abbandono dei castagneti e di fronteggiare con questo progetto la carenza di un sistema artigianale e industriale di trasformazione del prodotto fresco».
Una trentina le aziende di tutta l’Amiata senese e grossetana, di una parte dell’alta Maremma e della Montagnola senese coinvolte nel progetto Vacasto plus che punteranno a innovare anche grazie al coordinamento dell’università di Firenze e del Cnr.
In questa voglia di sperimentare e adeguarsi al nuovissimo, spicca il progetto Open riccio costituito da due sottoprogetti: il primo che si pone l’obiettivo di utilizzare i ricci di castagne e le bucce dei marroni, estraendone le sostanze per l’applicazione in campo cosmetico. Sostanze antiossidanti che potrebbero trovare applicazioni oltre che nell’industria farmaceutica anche in quella alimentare come colorante naturale.
Parallelamente a questa linea, si svilupperà una nuova forma di campionamento e mappatura delle superfici castanicole con l’utilizzo di droni e voli aerei per avere informazioni sullo stato fitosanitario e sulla biomassa proveniente da potature. Si valuterà lo stato di salute di circa 600 ettari di castagneti presenti in cinque comuni.
«Con questo progetto si prova anche a ripiantare sei ettari di castagneto e a recuperare 6 seccatoi. Naturalmente tutte piante autoctone, perché a noi preme l’Igp e le castagne individuate per questo sono il marron buono, la bastarda rossa e il cecio. Lo spirito che ci anima è proprio portare nei mercati un prodotto blasonato e di altissima qualità. Da notare, poi, che all’interno di questo progetto c’è spazio anche per prodotti di nicchia, come la birra a base di castagne o le celle frigorifere sterilizzatrici. Un progetto che premia la testardaggine delle imprese castanicole. Infatti oltre che alle superfici castanicole è recuperato anche un interessante patrimonio rurale, fatto di seccatoi, capanni e strutture che fanno parte del paesaggio dei castagni, ma che hanno anche valenza produttiva ed economica, soprattutto legata alla trasformazione. E infine si coglie l’obiettivo di unire la castagna ad altre componenti economiche del territorio, dando vita a una filiera che ha come nucleo centrale l’Amiata nella sua unità e alcune zone limitrofe della provincia di Grosseto e di Siena».
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