Italia
Pubblico impiego, scioperi in vista
Contratto non rinnovato, assunzioni bloccate: il 3 maggio la manifestazione
GROSSETO. «Dal governo nessun segnale di un avvio della trattativa. A questo punto la mobilitazione riparte». È questa la linea comune dei sindacati di categoria della funzione pubblica a proposito del mancato rinnovo del contratto del pubblico impiego per il quale nessun passo avanti è stato fatto dopo la grande manifestazione di Roma del 28 novembre scorso.
Per questo anche le segreterie provinciali di categoria di Cgil, Cisl e Uil aderiscono alla decisione di riprendere la mobilitazione dei dipendenti pubblici e promuovere scioperi e iniziative regione per regione. Oggi ad esempio sciopera il pubblico impiego in Lombardia mentre la Toscana lo farà il 3 maggio.
In vista di quella data è stato messo a punto un calendario di iniziative e assemblee territoriali in Maremma illustrato ieri mattina nella sede della Cisl da Sergio Sacchetti (Uil Fp), Luciano Biscottini e Massimo Sbrilli (Cisl Fp), Francesco Nardi e Cinzia Fiacchi (Cgil Fp).
Dalle parole dei sindacalisti emerge un quadro a tinte scure della situazione del pubblico impiego in Maremma, dalla partita ancora aperta per i lavoratori della Camera di Commercio alla questione, ugualmente irrisolta, dei 234 dipendenti della Provincia a situazioni limite come quella del Comune di Grosseto che non assume più dal 2009 perché non può farlo per legge.
«Il mancato rinnovo del contratto del pubblico impiego – dice Cinzia Fiacchi – ha comportato anche da noi perdita di posti di lavoro e di reddito. I dipendenti pubblici nella nostra provincia sono circa 6.000, un decimo del totale dei lavoratori dipendenti. Negli ultimi otto anni ci sono stati almeno 400 pensionamenti non rimpiazzati quando la nostra provincia ha circa 8.000 disoccupati. Stimiamo in 35-40 milioni di euro il reddito che è venuto a mancare in Maremma per l’effetto combinato del mancato rinnovo del contratto e del blocco delle assunzioni e che avrebbe potuto stimolare produzione e consumi».
L’attenzione delle segreterie provinciali è ovviamente concentrata sul locale ma con uno sguardo fisso sulla trattativa nazionale. «Purtroppo – dice a questo proposito Sergio Sacchetti – non solo il governo non ha dato segnali per l’avvio della trattativa ma ha messo sul piatto per il pubblico impiego una cifra che consideriamo ridicola e che si tradurrebbe in pochi spiccioli per ogni lavoratore».
«Evidentemente questo governo non considera la pubblica amministrazione una priorità – aggiunge Massimo Sbrilli – Eppure i servizi pubblici non si fanno con le tecnologie ma con le persone e sulle persone bisogna investire».
Oltre alle modalità della mobilitazione i tre sindacati condividono lo spirito di queste iniziative: in gioco non c’è solo la parte economica del contratto ma in generale l’organizzazione del lavoro e la qualità dei servizi pubblici erogati al cittadino.
Sara Landi
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