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Ipotesi raddoppio geotermia, Abbadia è contraria: "È una risorsa ma non sempre così pulita come la rappresentano"
Dopo le dichiarazioni del premier Renzi, coro di no dall'Amiata
ABBADIA SAN SALVATORE. Intanto, dopo le dichiarazioni del premier Matteo Renzi a proposito di geotermia in Amiata, individuata come un serbatoio possibile di energia da sfruttare ulteriormente, prendono posizione pure i partiti politici. Paolo Rappuoli, segretario Partito democratico dell’unione comunale di Abbadia San Salvatore, in una lettera aperta al capo di governo presenta il paese amiatino «che ha sempre contrastato lo sviluppo geotermico così come Enel lo ha gestito da cinquant’anni fino ad oggi. La geotermia è sicuramente una risorsa, ma non è sempre così “pulita” come viene rappresentata – incalza Rappuoli– .I nostri fluidi, diversamente da altri, contengono alti tenori di mercurio e idrogeno solforato. E parlo solo delle emissioni in atmosfera e cito solo i due inquinanti per contrastare i quali, l’Enel è stata costretta ad installare degli abbattitori. Ma i timori legati ad uno sfruttamento industriale selvaggio sono molti altri e non interessano solo l'aria, ma anche l’acqua (una ricchezza, quella amiatina, che disseta il sud della Toscana e l’alto Lazio), il territorio e la sua innegabile vocazione naturalistica. Timori. Infondati? Non saprei dire. Sicuramente indagati da Università e autorità pubbliche, però mai fugati incontrovertibilmente. Sullo sfondo ci sono i destini di un comprensorio montano e del suo sviluppo economico».
L’affondo di Rappuoli arriva quando dice che «l’attività geotermica nella nostra zona ha caratteristiche di sfruttamento industriale più che di politica energetica. Se la tecnologia applicata da Enel sull’Amiata dal 1961 ad oggi fosse stata sempre quella più innovativa disponibile, così come pare faccia all’estero, forse anche sull'Amiata la geotermia oggi potrebbe essere percepita come una risorsa».
E infine la proposta: «Sono convinto che la tecnologia può dare risposte, ma più che ragionare di raddoppio che ritengo improponibile, si deve innanzi tutto riconvertire tutto quello che oggi si produce con tecniche che nel Nevada la stessa Enel non utilizzerebbe. E lì siamo nel bel mezzo di un deserto: qui siamo in un delicatissimo ecosistema abitato».
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