Sicurezza
Clan dei furti, altre 16 persone indagate
Da Grosseto alla Magliana per rivendere gli oggetti rubati: gli arrestati non rispondono alle domande del giudice
GROSSETO. Altri sedici indagati. Sale a 31 il numero delle persone che, a vario titolo, facevano parte della banda dei furti che dalla Maremma più di una volta si è trasferita in Sardegna per svaligiare le ville della Costa Smeralda.
Intanto, i primi quattordici indagati, che fanno tutti parte della famiglia Alasia-Cavazza, sono stati interrogati dal giudice per le indagini preliminari. Ma di fronte al gip, alla presenza dei loro avvocati, si sono avvalsi della facoltà di non rispondere.
Le indagini dei carabinieri hanno preso il via quasi due anni fa e sono proseguite fino a quando i militari non hanno avuto un quadro chiaro della situazione. Il sistema era ben congegnato e, secondo le indagini dei carabinieri, la famiglia rom che vive in alcune ville realizzate abusivamente alle porte di Grosseto, avevano un giro d’affari da 850.000 euro all’anno. Più di quaranta episodi di furti contestati, sia in provincia che in sardegna, dove alcuni componenti della famiglia si trasferiva in primavera ed estate, senza disdegnare cene in ristoranti lussuosi e bagni in mare, tra un colpo in villa e l’altro.
Intorno agli appartenenti della famiglia, che secondo la Procura tenevano le redini dell’attività criminale, ruotavano tanti altri personaggi che a vario titolo partecipavano ai colpi messi a segno dal clan. Le trenta persone finite nel fascicolo della Procura sono tutte accusate di furto, furto aggravato e associazione per delinquere. Ognuno, in questa storia, aveva il proprio ruolo: i capofamiglia davano le indicazioni ai più giovani, organizzavano sopralluoghi e, una volta accertato che le abitazioni fossero vuote e che non ci fosse nessuno, entravano in azione.
I loro bersagli prediletti erano le case dei professionisti, almeno in città, o comunque di persone che in casa potevano avere soldi e gioielli e non avevano difficoltà ad aprire casseforti e svuotare completamente gli appartamenti nei quali entravano.
Le donne, poi, avevano un core business tutto loro: quando avevano bisogno di andare a fare la spesa prendevano quello che serviva loro dagli scaffali dei supermercati nascondendo la refurtiva sotto le ampie gonne e senza passare poi dalle casse. Ma quando avevano bisogno di qualche servizio, non si tiravano indietro: sedute dal parrucchiere e dall’estetista, con rotoli di soli nascosti nel reggipetto, come usava una volta.
Il giudice per le indagini preliminari Valeria Montesarchio ha disposto l’arresto di dieci persone, che durante gli interrogatori dei giorni scorsi si sono avvalsi della facoltà di non rispondere e gli arresti domiciliari per gli altri quattro.
Ma la lista degli indagati è più che raddoppiata.
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