Il Tirreno

Grosseto

Nuovo crollo alla torre Un patrimonio da salvare

di Andrea Capitani
Nuovo crollo alla torre Un patrimonio da salvare

Alcune secolari pietre si staccano dal monumento di Capodomo all’Argentario Il recupero pare lontano. Il grido delle associazioni: «Facciamo qualcosa»

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MONTE ARGENTARIO. Antiche rocche e torri maremmane chiedono aiuto. All’Argentario, in un panorama di straordinaria e rara bellezza che guarda verso il mare, parte del patrimonio storico perde pezzi, diventando l’emblema del tempo che scorre e dell’incuria che l’accompagna.

Un nuovo crollo si è verificato alla torre di Capodomo. A notare alcuni sassi franati da una parete della struttura - costruita dagli spagnoli ed entrata a far parte del sistema difensivo dello Stato dei Presidi nel lontano 1557 - è Marco Giovani, un abitante di Porto Santo Stefano, che di tanto in tanto fa visita alle bellissime strutture che sovrastano le scogliere argentarine.

«Ogni volta che torno alla torre di Capodomo - racconta lui - la ritrovo sempre, inevitabilmente, più degradata. Ci vado almeno un paio di volte l’anno e adesso, a causa di un nuovo crollo nell’angolo che guarda Cala Piccola, anche quella parete a breve andrà persa. È un peccato». Difficile capire il momento del distacco, anche se parrebbe recente, viste le frequenti visite dei molti amanti della natura e dei monumenti, che fanno visita alle rocche e ne conoscono ogni anfratto. Parlare di recupero, tuttavia, è cosa ardua e al momento nulla pare muoversi su questo fronte. La valorizzazione, semmai, sembra affidata alle associazioni; che oggi accendono i riflettori sullo stato di questi antichi monumenti.

In questi ultimi anni Art Day ha ideato e messo in pratica, ogni inizio estate, la “Festa delle Torri”, rievocazione storica dei forti che punteggiano la costa dell’Argentario, con l’accensione di fumi di segnalazione proprio come avveniva una volta. Anche per il Gat, il gruppo Argentario Trekking, le torri del promontorio sono un patrimonio da salvaguardare. La dirigenza ha avviato una “riflessione” sul recupero di queste antiche costruzioni. Inizialmente era stata individuata la Torre di Capodomo, simbolo del gruppo trekking al punto da comparire nella campagna promozionale presentata nell’ultima Bit di Milano. «La consapevolezza che quest’obiettivo risulti difficile da realizzare - dicono dal gruppo - sia per il fortissimo stato di degrado in cui versa il rudere sia per la mancanza di strade adatte per portarvi eventuali mezzi per il restauro, ci ha spinto a promuovere una campagna di sensibilizzazione per il recupero di un’altra torre, quella di Calamoresca».

Per giungere qua bisogna passare dalla spiaggia di Cala del Gesso, poiché la torre si trova entro un residence che ha avuto in affidamento la torre stessa. «Questa, suggerita dal segretario del Gat Andrea Loffredo - dicono - è nata per richiamare l’attenzione dell’opinione pubblica sulle condizioni del patrimonio locale e creare le condizioni per una battaglia volta al restauro conservativo delle costruzioni difensive di età senese e spagnola sul territorio, in particolare di questa torre, che rappresenta un luogo del cuore. La visita compiuta l’anno scorso - continua Loffredo - oltre a confermare il degrado della struttura, ci ha convinto che restaurarla non sarebbe impossibile. La torre era stata edificata con il tipico sasso dell’Argentario e rifinita solo da cordoli di granito. Del complesso murario originario non è rimasto molto; resiste il basamento, ma da sopra si sono staccate le pietre che sonorotolate verso il mare ma che sono recuperabili in gran parte. La nostra dirigenza, con la presidente Angela Della Monaca, ritiene necessario sensibilizzare sul problema anche coinvolgendo altri soggetti».

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