Sicurezza
Il grido d’allarme dei pastori: «Così manca il latte»
Le predazioni di pecore mettono a dura prova l’economia Gli allevatori a Saturnia dipingono un quadro sconfortante
SATURNIA. «Non è più possibile portare avanti in questa situazione la nostra attività di allevatori». Saturnia: chiamata alle armi degli allevatori del Grossetano la sera di venerdì 1º aprile, per parlare di predazioni e dei gravissimi problemi che i pastori devono fronteggiare. Una riunione senza politici e senza associazioni, volutamente non invitate. «Passano mesi e anni – ha esordito Marco Mosci, giovane allevatore di Saturnia che ha tirato le fila dell’organizzazione della serata – i lupi sono aumentati, la crisi è spaventosa. Finanziano tutto, parchi compresi. Li mettano lì i lupi, nei parchi che paghiamo noi con le nostre tasse. Recingano i parchi e lascino libere le pecore. Anche le associazioni di categoria non danno risposte. Costi lievitati, tutela nessuna».Dalla sala, poi, interventi che si assomigliavano. «Non vogliamo indennizzi, ma veri risarcimenti danni», ha detto Angelo Marzocchi. «Il problema è politico e allora occorre mettere le mani in tasca alla Regione Toscana. Le disattenzioni del governatore Enrico Rossi che ci aveva promesso le catture e incontri a cadenza mensile, sono risultate aleatorie. Alcuni di noi tramite Coldiretti hanno intrapreso un’azione legale contro la regione per chiedere i danni pregressi dal 2010 al 2014, in forma assicurativa, vedendosi riconoscere 42 euro a capo perso. Siamo in crisi profonda. Il latte manca ai caseifici ed è a rischio grave la fetta primaria della nostra economia».
E altre voci si alzavano dalla platea. Virgilio Manini che stigmatizzava il comportamento di tanti allevatori che partiti lancia in resta avevano, poi, deposto le armi, concludeva: «Passiamo il testimone ai giovani. Loro devono continuare le nostre battaglie». E altri: «C’è la volontà di importare latte dall’estero». Oppure: «Se avessimo allevato lupi ci avremmo guadagnato».
L’applauso è arrivato per il pastore storico di Saturnia, Fernando Tizzi che ha ribadito la sua teoria: «Il lupo è solo un soggetto politico. Dove erano sindacati e politici quando è arrivato il lupo? Sono più di 30 anni che le forze politiche vengono a chiedere il voto, ci promettono qualcosa e poi si dileguano. Non si vuole affrontare il problema. Ci si gira intorno e si distrugge la nostra libertà. Anzi, già è stata distrutta. Una battaglia in cui io, che mai ho cambiato idea, mi sono ritrovato sempre solo».
Tutti i presenti in sala hanno rigettato il valore dei progetti Medwolf e Ibriwolf. «La soluzione – ha detto Erio Nutarelli – non possono essere le reti. Ma neppure gli abbattimenti e le catture». Altri ancora invocavano una informazione capillare del problema.
Ognuno ha potuto dire la sua e dipingere un quadro che è fra i più sconfortanti: paura del futuro, rabbia per l’assenza della politica e dei sindacati di categoria: «Per questo – ha detto Mosci – stasera ci siamo voluti trovare soli e senza bandiere. Adesso, però, organizzeremo un incontro chiamando le associazioni di categoria. E andremo a dire loro che se ci aiutano, bene, altrimenti si farà da soli». L’incontro prossimo, a brevissimo a Pomonte.
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