Sicurezza
Autonomi in casa loro, il progetto prende il volo
La Cassa di risparmio di Firenze e il babbo di un ragazzo diversamente abile hanno donato 200.000 euro per l’acquisto di un appartamento in città
GROSSETO. “Autonomia possibile”. Bastano due parole per sintetizzare il progetto con cui la Fondazione Il Sole di Grosseto a più di 10 anni dalla sua nascita compie un nuovo salto in avanti grazie alla doppia generosità di un istituto bancario, l’Ente Cassa di Risparmio di Firenze, e di un donatore privato, Valeriano Cosci di Grosseto. Con le due donazioni da 100.000 euro ciascuna arrivate dalla banca e da Cosci, che da genitore conosce bene la realtà della disabilità, può finalmente diventare realtà il progetto relativo al “dopo di noi”: dare a un gruppo di persone con disabilità di diverso tipo la possibilità di vivere in un appartamento e gestire la quotidianità in autonomia come a casa propria e non in una struttura residenziale, anche se con la costante presenza di operatori accanto a loro. «La banca ha deciso di finanziarci solo per la qualità del nostro progetto e del lavoro che facciamo sul territorio - dice il presidente Massimiliano Frascino - e grazie all’ulteriore donazione del signor Valeriano l’obiettivo del progetto sul “dopo di noi” si avvicina ancora di più. Ovviamente avremo ancora bisogno della generosità dei grossetani ma per la città questo deve essere anche motivo di orgoglio: in tutta la Toscana guardano alla Fondazione come un modello per i progetti sul durante e sul dopo di noi».
A rappresentare Ca.Ri.Fi. alla consegna simbolica dell'assegno c’era Alfonso De Pietro, membro del comitato d'indirizzo della banca per la provincia. «È la mia prima uscita ufficiale - dice il professor De Pietro, dirigente scolastico del Leopoldo II di Lorena - Non mi prendo il merito di questa bella cosa ma mi impegno a portarla avanti. Del resto la banca che rappresento ha intenzione di continuare il suo impegno per il sociale e per la Fondazione».
La Fondazione stima che serviranno circa 300.000 euro per poter acquistare un appartamento sufficiente per ospitare il gruppo e gli operatori, metterlo a norma per quanto riguarda le barriere e arredarlo in modo adeguato e confortevole.
Nell’attesa di trovare la cifra che manca e l’appartamento più adatto (sono già state viste una decina di case in città) a maggio partirà una prima sperimentazione del progetto. La presidente dell’Associazione grossetana genitori di bambini portatori di handicap (Aggbph) Flavia Cianferoni mette a disposizione un appartamento sfitto di proprietà della sua famiglia per fare questo primo test. «Dobbiamo preparare in modo graduale i ragazzi ma anche le famiglie a questa uscita da casa - spiega il coordinatore delle attività, Roberto Marcucci - per cui inizieremo con dei brevi soggiorni nella casa dal venerdì alla domenica. I ragazzi dovranno misurarsi con le cose normali, dal fare la spesa a occuparsi delle pulizie, come si fa in tutte le case. Nelle altre ore della giornata continueranno invece a partecipare alle attività già in corso come la terapia occupazionale, lo sport e le uscite del tempo libero».
La sperimentazione consentirà alla Fondazione di abituare i ragazzi all’autonomia e di capire quali sono quelli più pronti a fare questo passo. Frascino sottolinea che investire su questi modelli di autonomia pagherà in futuro anche dal punto di vista dei costi. «Per la gestione di una casa così - dice il presidente della Fondazione - stimiamo che servano 90.000 euro all’anno, cifra di gran lunga inferiore ai costi che ha per legge una struttura residenziale e che può essere sostenuta in compartecipazione per un terzo dalla Fondazione, per un terzo dai genitori e per un terzo dal servizio pubblico che dovrà fare la sua parte».
A novembre la Fondazione conta di poter inaugurare la casa dell’autonomia possibile. Come ha detto Flavia Cianferoni alla consegna dell’assegno «tutti i genitori fanno i figli perché un giorno volino via ma i nostri ragazzi non possono farlo da soli e vanno aiutati un po’ per volta».
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