Il Tirreno

Grosseto

omicidio colposo

Sparatoria mortale sulla Senese Agente condannato a 10 mesi

GROSSETO. Dieci mesi. Il giudice dell’udienza preliminare Valeria Montesarchio ha condannato a 10 mesi il poliziotto che nella notte tra il 20 e il 21 giugno 2012 esplose il colpo di pistola che...

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GROSSETO. Dieci mesi. Il giudice dell’udienza preliminare Valeria Montesarchio ha condannato a 10 mesi il poliziotto che nella notte tra il 20 e il 21 giugno 2012 esplose il colpo di pistola che raggiunse e uccise Arito Canaj (o Halo Panajot), all’epoca 25 anni, originario dell’Albania, sulla Senese, a un posto di blocco, mentre viaggiava su una Golf con il cugino e un carico di droga.

Dieci mesi all’assistente capo Raffaele Bracale per omicidio colposo - questa l’ipotesi formulata dalla Procura - al termine del rito abbreviato (e dunque con un terzo di sconto sulla condanna) e condizionato all’audizione del consulente della difesa, il dottor Kristian Talamonti, psicologo specializzato in condizioni di emergenza, già ascoltato.

L’udienza si è svolta in camera di consiglio, presente l’imputato. Bracale era l’unico andato a processo dei quattro indagati inizialmente e rimasti in questa condizione fino al termine dell’incidente probatorio, in cui erano stati svolti prevalentemente accertamenti di carattere balistico sulle pistole degli agenti, sulle traiettorie, sullo stato dei luoghi (studio Lopez). Il sostituto procuratore Salvatore Ferraro ha parlato più di mezz’ora, ritenendo sussistenti tutti gli elementi per configurare una colpa in quell’episodio. Il pm è del parere che l’agente abbia tenuto la pistola Beretta 92sb «in condizioni non sicure», cioè con il colpo in canna e il cane abbassato pronto per lo sparo.

Di tutt’altro avviso il difensore di Bracale, l’avvocato Marco Festelli, convinto sin dal primo minuto dell’innocenza di Bracale, sotto ogni punto di vista. Per oltre un’ora e mezzo, Festelli ha sostenuto le ragioni dell’estraneità dalle accuse. Ricordando che l'assistente da sempre porta la Beretta con il colpo in canna e il cane abbassato predisposto per lo sparo in doppia azione. Da sempre, come è raccomandato dagli istruttori (non ci sono direttive ministeriali in proposito) che sconsigliano di intervenire con la pistola nella fondina e con il meccanismo di sicurezza inserito. La difesa ha sostenuto anche che o l'evento non era prevedibile o, se lo era, era lecito che gli agenti impugnassero un'arma. Chi intervenne non indossò il giubbetto antiproiettile per garantirsi maggiore abilità nei movimenti in una situazione potenzialmente pericolosa. E se non usò il potente mitra M12 fu solo per evitare situazioni di rischio maggiori. L'agente non cadde ma ruotò su di sé ed entrò in contatto con l'auto (forse anche lo specchietto) attraverso l'avambraccio sinistro e il ginocchio sinistro: lo sparo fu una conseguenza dell'autodifesa e di un movimento involontario.

Le motivazioni saranno depositate entro 90 giorni. Poi la difesa potrà proporre appello.(p.s.)

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