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Smaltimento rifiuti La maxinchiesta tocca la Maremma

Smaltimento rifiuti La maxinchiesta tocca la Maremma

Tra gli indagati dalla Procura di Potenza per il caso Eni c’è un funzionario residente a Castiglione della Pescaia

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CASTIGLIONE DELLA PESCAIA.

Per tutta la notte hanno tenuto d’occhio la casa dove vive con la moglie, alle porte del borgo di Castiglione della Pescaia, ma di Nicola Allegro non hanno trovato traccia. I carabinieri del Noe di Grosseto avevano ricevuto la richiesta di supporto per l’esecuzione delle ordinanze di custodia cautelare nell’ambito dell’inchiesta che ha visto coinvolti i vertici dell’Eni di Potenza e di cui è stata data risonanza nazionale anche perché condotta in parallelo (se ne è occupata in questo caso la polizia) a quella relativa al Centro Oli di Corleto, sempre in Lucania.

Tra i destinatari di una misura cautelare (arresti domiciliari) comunque eseguita c’è anche Nicola Allegro, responsabile operativo della società per lo stabilimento del Centro Oli di Viggiano, in Val d’Agri, che aveva passato le recenti vacanze pasquali a Castiglione della Pescaia, dove risiede dopo il matrimonio. Il suo è uno dei nomi che si trova nelle 878 pagine dell’ordinanza di custodia cautelare. Ma per i castiglionesi, il nome del super manager che vive a Potenza e che torna in Maremma durante i fine settimana per stare con la famiglia, non dice molto.

Allegro è indagato insieme ad altre quattro persone messe ai domiciliari (Roberta Angelini, Vincenzo Lisandrelli, Antonio Cirelli, Luca Bagatti) tutti funzionari e dipendenti del Centro Oli Eni, e a un’altra che ha ricevuto dal gip il divieto di dimora a Potenza: si tratta di Salvatore Lambiase, ex dirigente del diparimento ambientale della Regione Basilicata.

L’ipotesi di reato formulata è quella relativa al compimento di reati a vario titolo legati ad “attività organizzate per il traffico e lo smaltimento illecito di rifiuti”. Sono contestati gravi reati ambientali causati appunto, secondo la Procura, sia dal management Eni, sia da alcuni imprenditori dell'indotto petrolifero, sia da funzionari pubblici in relazione all'attività estrattiva presso il Centro Oli di Viggiano.

Il procuratore della Direzione nazionale antimafia, Alfredo Roberti, ha detto che «in questo caso non si può parlare di eco-mafia perché non ci sono gruppi malavitosi, ma di delitti d’impresa legata allo smaltimento di rifiuti e quindi di reati ambientali, ai quali la procura nazionale antimafia ha rivolto particolare interesse».

Potenza, Roma, Chieti, Genova, Grosseto e Caltanissetta sono le località nelle quali i carabinieri hanno svolto accertamenti ed eseguito i provvedimenti cautelari, dopo che la Procura aveva ricevuto i risultati delle analisi di propri consulenti.

I carabinieri del Noe hanno sequestrato le vasche V560-TA-002 e V560- TM-001 asservite alla linea 560 del Cova-Eni di Viggiano e dell'impianto di trattamento e smaltimento, (depuratore di liquidi industriali), di pertinenza di Tecnoparco Valbasento Spa di Pisticci, nonché del Pozzo di reiniezione Costa Molina 2, gestito da Eni a Montemurro (Potenza).

Non è la prima volta che la magistratura si occupa del Centro Oli di Val d’Agri. Nel tempo vi sono stati alcune ispezioni. Tra i 37 indagati indagati nell'inchiesta sullo smaltimento illecito di rifiuti petroliferi ci sono anche due ex direttori dell'Arpab, Agenzia regionale per l'Ambiente di Basilicata.

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