Attenzione
Un sogno: Grosseto capitale del “food”
Le università di Firenze e Pescara presentano il loro progetto
GROSSETO. Da cesura a cerniera, da barriera a tessuto connettivo tra la città di Grosseto e la Maremma. Questo potrebbero diventare, in un futuro neppure troppo remoto, le Mura medicee e il centro storico, motore di un nuovo sviluppo economico e sociale legato all’accoglienza, all’agroalimentare, al cibo, alla natura, al biologico. Insomma, a tutto quello che fa la peculiarità e la ricchezza della provincia, ma che ancora non sembra riuscire ad avviare un dialogo concreto e fertile con quel capoluogo nella cui cintura urbana risiede assai più di un terzo della popolazione provinciale.
Di questo possibile futuro, di Grosseto come potenziale capitale internazionale del food, del bio, della qualità della vita, parleranno domani docenti e studenti delle università di Firenze e di Pescara, dipartimenti di architettura, nel convegno “Riabitare il patrimonio - Un progetto per Grosseto”, in programma dalle 9,30 alle 16 nell’Aula Magna del Polo Universitario, in via Ginori.
Sono i protagonisti del laboratorio di ascolto e progettazione che, alla fine di ottobre 2015, ha visto il gruppo di lavoro dei due atenei confrontarsi – prima al Cassero Senese e poi alla Sala Eden – con la città, in un attento lavoro di ascolto e proposta sul patrimonio urbanistico di Grosseto, i suoi limiti, le sue virtù, il sogno che su di esso coltivano gli abitanti. Un lavoro ideato e coordinato dall’architetto Edoardo Milesi con la sua Scuola Permanente dell’Abitare e reso possibile dalla preziosa collaborazione dell’amministrazione Comunale.
Terminati i tre giorni grossetani, il gruppo ha continuato a lavorare per mesi. E oggi torna in città per far conoscere a tutti il risultato di questa piccola grande sfida. Un risultato aperto, perché – come spiega lo stesso Milesi – non verrà presentato un progetto “prendere o lasciare”, quanto piuttosto un “sentimento scientificamente razionalizzato”, intorno al quale tornare a discutere per costruire, l’intera comunità, il progetto condiviso.
«Studenti, giovani architetti e docenti – racconta Edoardo Milesi – in questi mesi si sono spostati da Firenze a Pescara e e viceversa. Giornate intense di studio, con conferenze e relazioni, in un percorso dal punto di vista didattico piuttosto ricco».
Cosa è emerso da tanto lavoro?
«Intanto la certezza, e questo riguarda in particolare il ruolo dell’architetto, che non è possibile immaginare risultati efficaci attraverso progetti finiti che cadono dall’alto. All’opposto, è necessario attivare un percorso che coinvolgendo i cittadini conduca a risultati i molto diversi da quelli previsti».
Dunque, in concreto, cosa verrà offerto ai grossetani durante il convegno del primo aprile?
«Questo convegno non vuole essere una conclusione, ma una tappa intermedia. Riteniamo che sia stato attivato un processo di condivisione, e questo si capirà in particolare nell’incontro del pomeriggio, affidato tutto alla presentazione del progetto. La mattinata sarà invece propedeutica, per comprendere insieme come i progetti calati dall’alto non hanno durata e non si incollano alla realtà. Io per esempio parlerò del lavoro che abbiamo fatto ad Haiti, per la ricostruzione dopo il disastroso terremoto. L’argomento sarà dunque più generale, la città come grande opportunità, sia negli aspetti positivi della condivisione, dell’aggregazione, della condivisione di un patto fra cittadini; sia in quelli sensibili, come traffico, inquinamento, eccetera, dove il conflitto tra natura e vivere urbano può diventare occasione per riattivare i luoghi attraverso progetti condivisi. Cominciando a vedere sotto una luce diversa gli spazi pubblici, che vanno riletti come spazi collettivi mentre purtroppo oggi, in particolare in Italia, troppo spesso vengono visti come luoghi di nessuno».
Ma alla fine ci direte anche qualcosa di concreto per Grosseto...
«Parliamo della città, ma non si può parlare della città slegata dal suo territorio. La città di Grosseto, dunque, è la Maremma. E la Maremma è la natura. In questo momento uno dei territori che più si qualificano per la loro eccellenza “naturale”, fatta di ambiente, produzioni agroalimentari, bellezza paesaggistica. Ed è proprio qui, in questi elementi, che quel conflitto tra città e natura può trasformarsi, a Grosseto, in opportunità».
Per essere ancora più espliciti?
«Natura, turismo, prodotti tipici... Se questi sono i punti di forza del territorio circostante, è chiaro che per la città capoluogo bisogna parlare di cibo sano, cucina di qualità, cultura dell’alimentazione. E qui arriva la proposta di far diventare la città di Grosseto il centro di una regione più ampia ad altissima vocazione culturale nel mondo del food, meglio ancora se con una speciale attenzione al biologico, ambito che oggi si sta rivelando sempre più vincente e strategico nel mondo».
Ma le Mura e il centro storico, in questa direzione, che ruolo possono avere?
«L’analisi urbanistica di Grosseto rivela che non sono le Mura a separare la città dal suo territorio, ma quella fitta infrastruttura del “traffico” privato che ha creato un vero e proprio muro tra la città, le Mura e il territorio: auto, parcheggi, mobilità, residenze nelle periferie in territorio aperto. La mobilità privata all’esterno delle Mura è la cortina che separa la città dalla Maremma. L’alto valore storico, la bellezza delle Mura, le può facilmente sciogliere, al contrario, in tessuto connettivo fra il dentro e il fuori. Ma purtroppo le Mura sono a loro volta circondate da questa barriera fisico-liquida del traffico privato male organizzato».
E concretamente come si realizza, questa nuova fusione tra città e territorio?
«La nostra è stata per noi una bellissima attività didattica, una grande opportunità per la quale ringrazio sindaco e amministrazione comunale. Ma per i grossetani deve diventare occasione, l’occasione per trasformare questo studio in un gesto collettivo. Un gesto che porti alla consapevole organizzazione spaziale di nuove relazioni, unica vera ragione per la quale una città è più città di un’altra. La città di Grosseto si presta perfettamente a questa esperienza, ma nella storia le è sempre stato impedito di farlo perché, sin dalle dominazioni senesi e fiorentine, si è sempre atteso che qualcuno facesse qualcosa per. Nel momento in cui si aspetta che i processi vengano attivati dall’alto, si limita il desiderio dei cittadini di occuparsi della loro città. Si trascura la partecipazione, si sottrae la consapevolezza diffusa di fare città».
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