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Ma con l’Archivio la tradizione continua
Prosegue il Laboratorio di musica popolare: domani incontro con “I Pici ‘gnoranti”, gruppo di recentissima formazione
GROSSETO. Una prima occasione per ricordare Sesto Vergari, nel modo in cui lui avrebbe certo preferito, sarà domani sera al circolo Arci Khorakhanè di Grosseto, dove fa nuovamente tappa il Laboratorio di musica popolare organizzato dall’Archivio delle tradizioni popolari della Maremma e dall’associazione Alcedo. Un progetto che da alcuni mesi sta contribuendo a rialimentare il fuoco della passione, della conoscenza e della pratica di quel canto tradizionale che per Sesto fu sangue e vita.
Il Laboratorio domani prosegue con uno dei gruppi della Maremma di più recente formazione che presenta i canti della più radicata tradizione locale. «Siamo nati per gioco e per gioco si canta»: questo è il motto con cui si presentano i “Pici ‘gnoranti”, quasi a voler sottolineare che il canto e la musica sono prima di tutto motivo di godimento, nell’esecuzione come nell’ascolto.
La prima uscita del gruppo è nel 2013, alle terme Leopoldine di Roselle, in occasione di una festa del Maggio. Da allora – due chitarre e le voci di un piccolo gruppo – la formazione si è trasformata, acquisendo la fisarmonica di Leo e le voci di Matilde (che ha solo otto anni), di Anna (che ne ha undici), e poi di Cinzia, Lucilla, Barbara, Michela, Teresa e Sabrina, mentre le rudi voci maschili sono di Paolo, Luca, Toni, Stefano, Gianluca e Gigi, ciascuno dei quali, non accontentandosi della fisarmonica di Leo e della chitarra acustica di Mirco, suona i più svariati strumenti a percussione: dal cembalo alle maracas, dal triangolo al cajon e infine la “cravatta acustica” di Paolo.
Un gruppo di amici, i più – ma non tutti – legati al mondo della scuola. Anche la loro provenienza è eterogenea: alcuni abitano a Grosseto, ma c’è chi viene da Roselle, da Casal di Pari, da Poggio la Mozza, da Montorsaio. In questo il gruppo si differenzia da altri i cui componenti condividono se non sempre il luogo di residenza, almeno quello di origine, I Pici, in questo, rappresentano la forma più avanzata di un modo di riconoscersi come appartenenti a una comunità, non più basata sulla residenzialità o sul luogo di origine, ma sulle relazioni sociali, oggi come oggi attivate da una serie di meccanismi come la professione, lo sport o la scuola dei figli. Il coro si è composto, insomma, in un crescendo di arruolamenti spontanei di individui di provenienza eterogenea.
Il tutto ruota intorno al leader, Mirco Pierattoni, personalità poliedrica: insegnante di educazione motoria, istruttore di sci, è abilitato per l’insegnamento ai soggetti con handicap, scrive canzoni. E in più ha dato vita al gruppo – raccogliendone i componenti fra colleghi e amici – che per le prove utilizza una sala delle Terme Leopoldine di Roselle, concessa della Pro Loco.
Al momento i Pici ‘gnoranti sono sedici, ma, come dice Mirco, si individuano diciassette entità: ciascuno dei componenti più il gruppo stesso, che nel suo insieme rappresenta una “personalità” al di là dei singoli. Sebbene infatti si tratti di una formazione recente, in questo breve periodo, ciascuno ha realizzato una crescita interiore all'interno del gruppo. La partecipazione alle iniziative, o anche l’impegno nella preparazione, ha consentito una crescita personale dei singoli, anche nel senso dell’autostima e di una maggiore presa di coscienza e di approfondimento sulla musica, oltre che nelle relazioni personali.
L’attività, spiega Mirco, è iniziata per gioco, per il semplice godimento nel mettersi alla prova in un contesto appena più allargato di quello familiare; ma da qui si è passati, in poco tempo, a porsi domande sul significato più profondo sia dell’appartenenza a un gruppo – in una ricerca delle proprie radici – sia del canto popolare in sé, nel senso della comunicazione – come messaggio sociale dei testi – e nel senso della memoria e di una rivisitazione della storia, per come la possano aver “scritta” o interpretata le classi popolari.
Al di là dei canti legati alle cerimonie di questua, in Maremma costituiti soprattutto dalle Maggiolate (terreno di rodaggio del gruppo), questo genere musicale è eterogeneo e vi si trovano i rispetti d’amore e i brani della più ammiccante e divertente invettiva popolare, come i temi della rivendicazione sociale e di denuncia delle condizioni esistenziali. Buona parte del repertorio del gruppo, infatti, è composto dai canti del maggio, come “Ragazzette pomposelle”, il “Maggio del cucù” e il “Maggio allegro” di Morbello Vergari, il più tradizionale “Maggio con permesso” e il “Maggio dell’Olmini” scritto da Sergio Lampis, accanto alla più impegnata canzone d’autore “Ode alla Maremma” di Salvo Salviati. Intercalati da brani più divertenti e ritmi accattivanti, come “La mamma ‘n vòle” o “Rosina di Santino”, o ancora “So’ partito da Arcidosso - Vogliamo le bambole”, fanno parte del repertorio dei Pici alcune canzoni a sfondo sociale quali “Vien la primavera” e “Beppino pesciaiolo d’Orbetello” (raccolta da Alfredo Giustarini di Vallerona) che sono esempi di canzoni di denuncia delle condizioni sociali delle comunità contadine decentrate di un tempo, ma che offrono la possibilità di ripensare sia la propria storia che il modello di sviluppo che ci ha portato all'oggi.
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