Il Tirreno

Grosseto

Niente cassa integrazione alla Solmine

di Michele Nannini

Scongiurato il rischio di ammortizzatori sociali, il gruppo ce la farà anche grazie allo stabilimento di Serravalle Scrivia

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SCARLINO. Dalla zona industriale scarlinese arrivano notizie incoraggianti: la Nuova Solmine Solmar ha i numeri per evitare la cassa integrazione, anche se alcune criticità rimangono. Il gruppo del resto non ha mai fatto ricorso all’ammortizzatore sociale negli ultimi anni, contrariamente alle scelte obbligate di altre aziende del settore.

L’incontro. La situazione aziendale di Solmine e Solmar è stata recentemente affrontata con le rappresentanze sindacali nella sede grossetana di Confindustria. All’incontro hanno partecipato i vertici del gruppo chimico Luigi Mansi, Ottorino Lollini e Giuliano Balestri – con l’assistenza di Confindustria – e i segretari provinciali di Cgil Filctem, Cisl Femca, Uil Uiltec, Ugl chimici con le rsu aziendali.

I nodi da sciogliere. «Rispetto al contesto nazionale e locale il gruppo Solmar – spiegano sindacati e azienda in una nota congiunta – sta affrontando uno scenario economico molto incerto su cui si innestano ulteriori problematiche. Ad esempio: il ritardo nell’incasso di crediti per circa quattro milioni di euro, esigibili da grandi clienti che stanno attraversando difficoltà economiche finanziarie; il cambiamento organizzativo della Huntsman Tioxide, che non ha permesso di attivare le consolidate sinergie rispetto al ritiro di vapore con un conseguente cambiamento di scenario che riverbera negatività sul conto economico; un guasto alla centrale termoelettrica che produce energia elettrica per tutto il gruppo e che ha comportato una grossa perdita finanziaria».

I punti di forza. «Nonostante tutti queste incertezze – continuano sindacati e azienda – la società conta di chiudere l’anno in maniera positiva, soprattutto grazie allo stabilimento di Serravalle Scrivia che permette di non ricorrere nemmeno ad un’ora di cassa integrazione».

Fronte unico. La direzione aziendale, sulla scia anche del convegno di gennaio sul circolo virtuoso alla fonderia Leopolda – criticato dall’Ugl per il mancato coinvolgimento delle parti sociali – ha chiesto ai sindacati collaborazione e “coscienza aziendale”: per superare al meglio il momento e differenziare le attività; la direzione ha illustrato poi il valore degli investimenti previsti per il 2016 in materia di ambiente, sicurezza e produzione. «Tutti concordano – concludono azienda e sindacati – sulla necessità di fare fronte comune, obbligando le istituzioni a prendersi le proprie responsabilità affinché si creino le condizioni per aiutare l’imprenditoria ad investire nell’area di Scarlino. In questo modo si risponderebbe anche all’esigenza colta dall’Irpet che valuta come nell’area sud della Toscana ci sarebbe bisogno di 18.000 posti di lavoro» per recuperare il gap con i l resto della Toscana.

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