Il Tirreno

Grosseto

Il dolore di un paese e dell’Europa intera

di Giulia Sili
Il dolore di un paese e dell’Europa intera

Un fiume di persone per salutare la giovane morta in Spagna

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BAGNO DI GAVORRANO. Un fiume di persone ha accompagnato Elena Maestrini dalla camera ardente allestita al Cinema Roma fino alla chiesa di san Giuseppe Lavoratore di Bagno di Gavorrano. Ma non sono bastati gli spazi della chiesa a contenere l’immensa folla arrivata fin lì per l’addio e tanti hanno atteso all'esterno fino alla fine della messa.

C’erano corone di fiori bianchi lungo la scalinata della chiesa, alcune erano appoggiate alla facciata esterna e poi continuavano all’interno, per tutta la navata centrale, fin sotto l’altare: fra le tante colpiva quella donata dall'Università di Barcellona.

Il silenzio composto dei presenti è stato rotto soltanto dalle parole di don Giuseppe, il parroco del piccolo borgo minerario, che ha tenuto un’omelia scarna e breve ma allo stesso tempo molto intensa.

«Probabilmente – ha detto don Giuseppe – vorremmo tutti che in questo momento stessimo vivendo un brutto sogno, vorremmo essere risvegliati per andare incontro alla solita vita di tutti i giorni, preoccupandoci solo dei preparativi delle feste. Invece ci tocca andare incontro a questo dolore e guardarlo in faccia, proprio nel giorno del venerdì santo, che, più che mai, oggi diventa il venerdì di una splendida ragazza, di un padre e di una madre, di tutto un paese. Ma anche di tutta la nazione e di tutta l’Europa».

Una messa, quella di ieri, che sarebbe dovuta essere dedicata alla commemorazione della Passione di Cristo e che invece si è combinata con l'addio alla giovane ragazza, morta nel tragico incidente di domenica scorsa in Spagna, nei pressi di Tarragona.

Tra i tanti volti che affollano la chiesa, quelli dei sindaci, da Elisabetta Iacomelli, Gavorrano, a quelli dei paesi limitrofi che in chiesa sono stati seguiti dal vessillo della Regione Toscana.

«Un’amica di Elena ha scelto una canzone per ricordarla: Wish you were here – ha detto don Giuseppe – Quella canzone oggi dovrebbe essere ascoltata come un messaggio: se percorriamo sempre le solite vecchie strade ritroveremo sempre con le solite vecchie paure. Ecco, Elena stava percorrendo una strada nuova, quella che l’avrebbe portata lontano e che da oltre cinquecento anni è quella indicata da Erasmo da Rotterdam. Il viaggio che serve per crescere e per capire le diverse culture: una strada nuova che l’avrebbe portata lontano e che lei percorreva senza paura».

Durante la celebrazione è stato letto il messaggio di Francesca Giachi, un’amica di Elena: «Se vi state chiedendo se avete sbagliato a farci partire, a lasciarci da sole in una grande città straniera posso dirvi che le vostre ragazze erano felici lì. Che ogni mattina uscivamo di casa entusiaste, lo stavamo facendo perché volevamo qualcosa in più per il nostro futuro. Quindi no, non avete sbagliato».

Hanno risuonato forti le parole del parroco, anche se pronunciate con un filo di voce rotta. Don Giuseppe, che durante il suo discorso ha intrecciato brani del Vangelo con frasi di De Andrè, di John Lennon e di Bob Dylan, ha voluto fare un parallelismo tra il venerdì santo e le celebrazioni per la morte di Elena: «Alle tre del pomeriggio, si verificò un'eclissi. il sole andò via e arrivarono le tenebre e, poco prima di morire, Gesù chiese al padre perché l’avesse abbandonato. Ecco, noi viviamo lo stesso sentimento in questo giorno, con la morte di Elena siamo rimasti al buio, con lei va via il sole della speranza, e anche noi ci poniamo la stessa domanda: dov’era Dio quando quel bus imboccava all’alba quel tornante, dov'era Dio quando venivano falciate via quelle tredici rose?».

Una domanda alla quale don Giuseppe ha risposto semplicemente, prendendo in prestito una frase da una delle canzoni più famose della storia, Blowin'in the wind: «La risposta se la porta via il vento».

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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