Il Tirreno

Grosseto

Contributi riscossi indebitamente Allevatore condannato a 10 mesi

Lauro Rossi è stato riconosciuto colpevole anche di maltrattamenti di cavalli: pena di due mesi Il Tribunale gli ha confiscato 23.800 euro, l’imputato dovrà anche risarcire Enpa e Artea

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GROSSETO. E' stato condannato a dodici mesi - ma anche alla confisca di una somma di 23mila euro e a risarcire le parti civili con una cifra complessiva ancora da quantificare - l'allevatore Lauro Rossi, imputato per la riscossione indebita di contributi comunitari per la consistenza delle stalle e di aver tenuto i cavalli in condizioni di denutrizione e abbandono.

Il collegio del Tribunale (Puliatti presidente, Muscogiuri, Stramenga) ha accolto in toto la richiesta del pm Salvatore Ferraro, formulata alla precedente udienza e corroborata ieri in sede di repliche. Una conclusione contestata fino all'ultimo dal difensore Riccardo Lottini, che ha parlato anche di indagini carenti e di insussistenza dell'ipotesi accusatoria sulla base degli stessi atti raccolti in sede di indagine. Lauro è stato condannato a 10 mesi di reclusione per l'indebita percezione di erogazioni e a 2 mesi di arresto per l'accusa di maltrattamenti. I giudici hanno disposto la confisca dei 23.800 euro risultanti dalla somma dei due contributi ritenuti illeciti, per il 2009 (17.800 euro) e per il 2010 (6.000). Hanno sospeso la pena ma hanno anche disposto il risarcimento in favore di Enpa (avvocato Alessandro Biagiarelli) per 2.000 euro e in favore di Artea (Azienda regionale toscana per erogazioni in agricoltura - avvocato Alessandro Maria Lecci per Baldi) per una cifra che dovrà essere stabilita dal giudice civile. Le due parti civili avevano chiesto rispettivamente una provvisionale da ventimila euro e la restituzione della somma ritenuta percepita indebitamente. I giudici avranno 90 giorni per depositare le motivazioni, poi Rossi potrà presentare appello.

Rossi era imputato in qualità di titolare dell'azienda agricola Le Selvacce: in questa qualità aveva presentato all'Artea tramite la Coldiretti di Roccastrada (estranea alle contestazioni) la domanda di ammissione ai contributi comunitari. In particolare, avrebbe dichiarato una consistenza di stalla di cavalli non corrispondente al vero. Avrebbe omesso di comunicare dati rilevanti (decessi, vendite, smarrimenti, passaggi di proprietà) all'Associazione nazionale allevatori dei cavalli di razza maremmana. Per il 2009, Rossi aveva dichiarato 171 "equidi di razza pure maremmana" (quale razza minacciata da estinzione) mentre secondo l'accusa ne avrebbe gestiti soltanto 82 in quell'anno. Per il 2010, ne aveva dichiarati 100, mentre sempre secondo l'imputazione ne avrebbe gestiti soltanto 70.

Quei 40 esemplari di razza maremmana esaminati il 25 marzo del 2011 sarebbero stati inoltre in stato di grave denutrizione (8 leggermente magri, 11 magri, 3 da madri a molto magri, 10 molto magri e 2 sottopeso) e di abbandono (dermatite parassitaria per alcuni): sarebbero stati detenuti in condizioni incompatibili con la loro natura e produttive di gravi sofferenze. Degli accertamenti si era occupato il Corpo forestale dello stato, dopo la segnalazione dell'Enpa.

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