Sicurezza
«Ho visto la gente buttarsi a terra»
La giurista grossetana Paola Caselli, 32 anni, lavora alla Commissione europea: «Non siamo più tranquilli»
BRUXELLES. «Allô». Dopo tanti tentativi a vuoto, la linea telefonica finalmente funziona e Paola Caselli, 32 anni, risponde dal cuore di Bruxelles. «Sto bene, bene rispetto ad altri. Ho visto la gente uscire dalla metropolitana con la faccia nera di fumo, escoriazioni. Ho visto la gente buttarsi a terra. Adesso sono bloccata nell’ufficio».
Grossetana, studi all’università di Kent, giurista, Paola vive a Bruxelles dal 2007 e lavora alla Direzione trasporti della Commissione europea. Qui, in un team con colleghi di ogni parte del mondo, si occupa di verificare che gli Stati rispettino le norme sui trasporti dettati dalla Ue e, nel caso, segue i procedimenti di infrazione.
«Abito proprio nel quartiere europeo – racconta Paola – e stamani (ieri mattina) sono passata davanti alla metropolitana Maelbeek circa cinque, dieci minuti dopo l’esplosione. La polizia stava arrivando in quel momento. Avevo già visto che c’era stata l’esplosione all’aeroporto, circa un’ora prima, ma lì per lì ho pensato che bloccassero la strada perché c’era stato un incidente stradale. Invece poi ho visto la gente uscire dalla metropolitana sotto choc. La situazione è apparsa subito seria».
Paola ha comunque raggiunto il posto di lavoro, nel palazzo della Commissione in Rue de Mot. «Di solito sono dodici minuti a piedi da casa mia – dice – ma con i blocchi ce ne ho messi cinquanta. Il perimetro europeo è tutto bloccato, la città è paralizzata».
La Commissione europea da subito ha aggiornato i dipendenti sulle misure di sicurezza attraverso il servizio interno di allerta via sms ed email, chiedendo a tutti di rimanere negli uffici.
«Pare che in città ci siano dei disordini, ma tutto è molto confuso al momento», dice Paola. «Poco fa la vicepresidente della Commissione Ue Kristalina Georgieva ci ha inviato un messaggio dicendo che alle 14 ci saranno nuovi aggiornamenti e ci dirà cosa succederà domani». Oltre al rischio di nuovi attentati, infatti, la stazione Maelbeek è anche un nodo fondamentale nei trasporti ed è distrutta.
«Mi piace il mio lavoro – dice Paola – Sono venuta qui a 23 anni per uno stage e non sono più andata via. Ma non mi trovo benissimo. Contrariamente a quel che si pensa, Bruxelles non è una città del nord. Gli stanziali non vedono di buon occhio l’integrazione e negli anni la comunità musulmana, come altre, è stata completamente ghettizzata. Eppure l’unica cosa bella è l’atmosfera multiculturale che c’è grazie alla presenza delle istituzioni europee. C’è un melting pot incredibile. La mia migliore amica è turca-bulgara musulmana. Anche se noi stranieri qui non siamo visti di buon occhio dagli stanziali».
Paola racconta che a Bruxelles l’atmosfera ha cominciato a cambiare da dopo gli attentati di Parigi. «Dopo Parigi – dice – l’allerta era al massimo livello. Quella volta siamo stati cinque giorni completamente chiusi in casa. Non circolava la metro, era tutto fermo. Da lì ho cominciato a preoccuparmi». Nei mesi la tensione si è allentata, e anche se la presenza dei militari è rimasta a presidiare la città, la quotidianità, nella capitale belga, sembra tornata alla normalità. Fino a pochi giorni fa. «Quando hanno arrestato il ricercato numero uno per gli attacchi di Parigi – spiega Paola – un po’ tutti abbiamo pensato che molto probabilmente questo arresto avrebbe avuto degli effetti. Certo non pensavo succedesse qualcosa così presto». Il futuro? «Non sono per niente tranquilla – confessa Paola – Già dagli attentati di Parigi ho cominciato a non essere tranquilla. La metro la prendo mal volentieri, vedo che è quasi sempre vuota e se si avvicina una persona musulmana gli altri si allontanano. Non c’è un bel clima».
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