Sicurezza
Addio a Leporatti, in centinaia al corteo
Una folla immensa tributa l’ultimo saluto all’avvocato orbetellano morto a 61 anni: la salma cremata a Livorno
ORBETELLO. «Sono certa che ci guarderai ovunque tu sia. Avrei voluto fare per te molto di più», ha detto al microfono la moglie Patrizia, accanto a centinaia di altre persone. Una straordinaria folla ha detto addio ieri a Bruno Leporatti, morto a 61 anni per una grave malattia. I funerali si sono svolti con rito civile.
Il feretro è arrivato in piazza Cortesini a Orbetello, punto di ritrovo per la partenza del corteo funebre. Gli amici, i colleghi, una folta rappresentanza del tribunale di Grosseto, magistrati, pubblici ministeri, giudici, gli orbetellani sono arrivati in piazza alla spicciolata.
La folla ha fatto pian piano dei capannelli in cui ognuno ha tirato fuori un ricordo del grande professionista ma soprattutto del grande uomo qual era.
Il carro funebre è arrivato puntuale. Dentro era il feretro di Leporatti fasciato in una bandiera rossa con stampate la falce e il martello. Leporatti non faceva mistero delle sue convinzioni politiche e non lo ha fatto nemmeno nel suo ultimo viaggio.
L’avvocato è stato stroncato da una malattia contro la quale ha lottato, senza successo.
La sua Orbetello ieri gli ha reso l’estremo saluto con tutti gli onori che si devono a una persona capace professionalmente ma soprattutto capace umanamente.
Il feretro ha imboccato corso Italia seguito a piedi dalla moglie Patrizia, che stringeva fra le mani e accarezzava la cordoniera della toga, da Marco, figlio di Patrizia, dalla madre di Leporatti e da tutti i suoi parenti e amici.
Una folla commossa ha percorso la via cittadina in silenzio, calcando le strade in un lungo e commosso corteo.
Il leggero brusio che interrompeva il silenzio era quello del ricordo. La marcia si è arrestata in piazza del Plebiscito.
«Conoscevo Bruno da sempre - ha detto un amico di famiglia, Maurizio Cavina - Tutte le volte che c’era bisogno di lui, lui c’è sempre stato. Bruno aveva una marcia in più. In un mondo fatto di tante persone che si danno da fare che si improvvisano - ha continuato - Bruno è sempre stato un punto di riferimento per la correttezza, per la cultura che aveva. È rimasto un punto di riferimento anche in fondo, quando se n’è andato, per la dignità, l’umiltà e il coraggio con cui ha passato gli ultimi mesi. Bruno è stato sempre più preoccupato degli altri che di se stesso. È stato un esempio e io per questo lo ringrazio».
A prendere la parola è stata anche la sindaca di Orbetello Monica Paffetti. Un ricordo lo ha lasciato anche il giudice Giovanni Puliatti, presidente del Tribunale: «La sua figura di difensore Bruno l’ha sempre interpretata al massimo - ha detto il giudice - non si è mai risparmiato. Bruno ha fatto tante battaglie che si concludevano sempre con la ricerca della verità, della giustizia e nel rispetto reciproco. Lui non si è mai risparmiato anche negli ultimi tempi quando veniva in tribunale e faceva ciò che la malattia gli permetteva di fare. Un grandissimo avvocato, una grandissima persona e un amico. L’assise era la sua casa».
Commosso e straziante il messaggio della moglie Patrizia Gaibisso che ha ringraziato tutti coloro che gli sono stati vicini e hanno aiutato Bruno ad andare avanti a rendere più lieve la sua sofferenza.
Commovente l’abbraccio tra Patrizia e la madre di Leporatti e quello con Alessandro Antichi, avvocato grossetano, ex primo cittadino, suo ex collega nello studio professionale. Il feretro è partito per Livorno per la cremazione.
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