Gioco
Nuovo assalto al gregge Stavolta in pieno giorno
Preso ancora di mira l’allevamento di Davide Lozzi a Campagnatico «In tre mesi ho perso 15 pecore, i cani non bastano». Cia: «Pastori esasperati»
CAMPAGNATICO. «Alla prossima aggressione, prendo le mie ottocento pecore, le carico su un paio di camion e le scarico davanti alla procura della repubblica. E non mi capiti nessun animale predatore fra le mani, perché mi faccio giustizia da solo».
Dopo l'aggressione del suo gregge, avvenuta venerdì mattina, Davide Lozzi di Campagnatico non ha più nemmeno le parole per dire la sua rabbia di fronte all'ennesima aggressione subita dal suo allevamento e passa alla provocazione. Nemmeno quindici giorni or sono aveva perso sei capi, ed era stata la terza aggressione in una settimana. Adesso siamo alle solite. Verso le 12 di venerdì, un vicino ha avvertito David che nel poggetto dove stavano pascolando le pecore, qualcosa stava succedendo: «Sono corso, pensando che la pecora gravida stesse partorendo, invece ho trovato il disastro. Quattro pecore sgozzate e le carcasse di due che erano state predate una quindicina di giorni fa. E di queste due nemmeno il certificato di morte per predazione ho ottenuto, perché ormai i buchi nella gola non si vedono più. E cosa si deve vedere? Dopo 15 giorni all'aperto?»
Lozzi spiega di aver perso in tre mesi 15 pecore: «Ho 22 anni e ho scelto di fare l'allevatore, come mio padre. Ma è un mestiere diventato impossibile. Negli ultimi cinque anni tutto ci è caduto addosso. Non credevo di dover allevare pecore per dar da mangiare ai lupi o chi per loro. Dopo la precedente aggressione le mie pecore hanno avuto 10 aborti e questa volta, in un sol giorno, mi mancano 60 litri di latte. Le pecore gravide abortiscono e quelle da latte deperiscono. Non è più solo il prezzo di una pecora, 100 euro a capo o giù di lì. E' tutto l'allevamento che ne risente mortalmente. Nessuno muove un dito. E se dici che hai visto un lupo, ti danno del visionario. Io l'ho visto e giuro che se ne avevo la possibilità avrebbe finito di far danni».
Ormai nulla possono nemmeno i cani: «Ho sette cani - dice Lozzi - che non riescono a fronteggiare gli attacchi. Un cane di un mio vicino, una bestia grande e forte, l'altra sera è tornato ferito e con la gamba azzannata. I miei sono impauriti. Come noi. Alla prossima aggressione, carico le mie pecore e le porto sotto la Procura. Ma possibile che nessuno si accorga che la pastorizia va a farsi friggere? Ma forse lo fanno apposta, così possono importare agnelli dall'estero a prezzi stracciati. Forse è così, altrimenti non si spiega la mancanza assoluta di una politica che ci tuteli».
A sostegno arrivano le parole di Enrico Rabazzi, presidente della Cia, che annuncia: «I nostri appelli sono caduti nel vuoto; quindi passiamo ai fatti. Prima di celebrare i funerali della pastorizia stiamo organizzando un’azione clamorosa che costringa tutte le parti a prendere una posizione chiara e ad agire. Un altro attacco al gregge della famiglia Lozzi in pieno giorno. La situazione è completamente fuori controllo. Questi sono i risultati della politica dello "speriamo che le cose si risolvano da sole". I pastori, e non solo loro, sono all'esasperazione, lasciati soli a combattere una guerra impari dove anche quelli che dovrebbero essere gli alleati stanno dalla parte del nemico».
Fiora Bonelli
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