Il Tirreno

Grosseto

LA SINDACA

Monica Paffetti: ci vuole esperienza e io me la sono fatta

di Ivana Agostini
Monica Paffetti
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Monica Paffetti

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ORBETELLO. Monica Paffetti è la sindaca uscente. Orbetellana, sposata, medico, mamma. Fino a qualche settimana fa era stata scelta come candidata sindaco per le prossime amministrative. Aveva sempre sostenuto che «le primarie non erano sul tavolo» e invece ha dovuto fare dietrofront e accettare di scontrarsi con Mario Chiavetta, suo ex assessore ai lavori pubblici. È diventata sindaco nel 2011.

Da quel giorno di acqua sotto i ponti ne è passata parecchia e non solo in senso letterale: due alluvioni e la moria dei pesci. Eventi calamitosi, disastri, che non l’hanno piegata, anzi, l’hanno convinta ad andare avanti in un percorso che è stato duro: ma ha intenzione di arrivarci in fondo.

Nel suo programma c’è la tutela della Laguna di Orbetello, dell’ambiente, delle spiagge, l’allungamento della stagione turistica, le politiche sociali – e come il suo avversario – uno sguardo a coloro che rappresentano il domani.

Cosa è in grado di offrire ai giovani Monica Paffetti?

«I giovani devono essere ascoltati e aiutati a sviluppare le loro potenzialità. Noi lo abbiamo fatto nell’ambito delle associazioni culturali che sono nate proprio dai giovani a cui noi abbiamo dato sostegno e appoggio. Bisogna capire su chi contare. Ai giovani bisogna dare fiducia. Ci sono appartamenti per le giovani coppie ma una amministrazione non deve essere assistenzialista, deve dare un appoggio, poi si deve camminare con le proprie gambe. Bisogna far partire delle attività per i giovani e dare degli spazi pubblici da poter sfruttare per dare loro la possibilità di partire».

Metterà dei giovani nella sua squadra?

«Sicuramente. Ci saranno dei giovani perché c’è necessità della spinta che sanno dare solo loro e hanno la capacità di rompere i sistemi precostituiti».

Che differenza c’è fra lei e Mario Chiavetta?

«Io ho una formazione culturale e politica diversa. Nasco dal centrosinistra con uno sguardo verso il renzismo. Ho una visione dell’Amministrazione molto legata alla tutela del sociale, dell’ambiente. Credo nel centrosinistra strutturato e credo si debba lavorare per integrare e non per escludere. Questo è il valore che bisogna dare al centrosinistra».

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Se vince Chiavetta tutti lo sosterrete?

«È il concetto delle primarie. Se si crede nella democrazia, si fa questo».

Come potrete stare insieme?

«La politica è fatta di obiettivi comuni, si possono fare anche accordi con persone con cui a livello personale non si hanno rapporti. In politica ognuno è solo.

Pregi e difetti di Chiavetta? «È giovane ma viaggia troppo da solo e in una coalizione bisogna viaggiare insieme».

Se vince le primarie cosa fa?

«Chiamo la coalizione e si comincia a lavorare. Non voglio segretari di partiti politici ma persone radicate sul territorio anche della società civile».

Se perde?

«Mi chiudo due giorni in casa, raccolgo i miei cocci e le idee, poi do il mio contributo».

Perché votare lei?

«L’esperienza acquisita non deve andare persa perché abbiamo iniziato un cambiamento e lo dobbiamo finire».

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