Il dolore
«Noi controllori, aggrediti e insultati»
Indagini sui colleghi, due addetti della Tiemme si sfogano: «L’azienda non ci tutela e anzi accresce le tensioni»
GROSSETO. Ha fatto scalpore, due giorni fa, il blitz della polizia nella sede di Tiemme, con gli agenti che, su delega del sostituto procuratore Salvatore Ferraro, hanno perquisito l’ufficio e l’abitazione del coordinatore dei verificatori e interrogato altre due persone a suo tempo denunciate per aver compiuto un accertamento del possesso dei titoli di viaggio con modalità improprie.
Il clima. Ieri due controllori, che per comprensibili ragioni ci tengono a rimanere nell’anonimato, hanno chiesto attenzione al nostro giornale per difendere i colleghi, per raccontare a tutti quanto è complicata la vita da “gendarme” a bordo di un autobus e per lanciare qualche stoccata all’azienda, «che non ci tutela e, anzi, accresce le pressioni a cui siamo quotidianamente sottoposti».
I controllori di Tiemme oscillano tra 16 e 20, a seconda delle stagioni. «Rispetto a qualche anno fa – attaccano Carlo e Luca (i nomi sono inventati) – questo lavoro si è parecchio complicato. Basta leggere le cronache per rendersi conto che ogni giorno avvengono episodi ai nostri danni. Minacce, aggressioni di cui siamo vittime nell’adempimento di un lavoro delicato e complesso, svolto nell’interesse di tutti, a contatto con persone che non conosciamo, spesso le più marginalizzate, gli ultimi, coloro che non hanno nulla da perdere».
Non siamo pubblici ufficiali. Carlo e Luca difendono le colleghe: «C’è un’indagine in corso e ogni commento sulla vicenda, in questo momento, è gratuito, però una cosa va detta: ciò che ci viene chiesto dall’azienda, cioè l’identificazione del passeggero senza biglietto e verbali redatti in modo impeccabile, si rivela spesso operazione complicata e ci espone a procedure e rischi supplementari, di cui è il caso di parlare. Ormai è prassi per noi, un paio di volte all’anno, la giornata in tribunale. L’autobus, e infatti il discorso vale anche per gli autisti, è spesso teatro di tensioni sociali, dove bisogna essere preparati per intervenire, per interagire con chi ha poco o nulla da perdere. Il controllore non ha alcuna qualifica, non è un pubblico ufficiale. È semplicemente incaricato di svolgere un pubblico servizio. Facciamo un esempio: teoricamente noi non possiamo pretendere i documenti da un passeggero. Se ce li dà bene, altrimenti amen. Al limite si devono chiamare i vigili urbani o i carabinieri».
I premi di risultato. «L’azienda – proseguono Carlo e Luca – spinge perché si facciano risultati, incassi. In fondo all’anno c’è la premialità. Così, però, si lavora male. Già abbiamo molte pressioni. Poi magari ci si domanda come possano succedere episodi come quest’ultimo. Ci viene chiesto di riscuotere subito, oppure di mettere in campo tutte le “armi” possibili per ottenere un documento, un indirizzo. Come se fosse facile».
Tensioni a bordo. Altro capitolo sono le aggressioni verbali e fisiche che puntualmente subisce il cosiddetto personale viaggiante, spesso proprio quando viene contestato il mancato pagamento di un biglietto. «Ricevere improperi è all’ordine del giorno – concludono Carlo e Luca – noi verificatori siamo sempre nel mirino, la gente spesso reagisce nei nostri confronti anche per sfogarsi di qualche disservizio. E, pur essendo allenati al self control, resta complicato affrontare trasgressori, minorenni, extracomunitari. I documenti di quest’ultimi, per esempio, a volte non indicano nulla e nel momento in cui facciamo una multa sappiamo bene che è tempo perso e fatica sprecata. Ora, ultima novità, è che su alcune tratte dovremmo anche scendere il passeggero maggiorenne senza biglietto».
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