Il Tirreno

Grosseto

Comparse non pagate Bufera su “Il velo di Maya”

di Elisabetta Giorgi

La pellicola è stata girata a Grosseto lo scorso autunno con oltre 70 figuranti La produzione doveva saldare adesso, ma è partita meno della metà dei bonifici

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GROSSETO. I soldi non sono ancora arrivati (o almeno non a tutti). E infuria la polemica tra le comparse grossetane che a ottobre scorso hanno recitato sul set de “Il velo di Maya”.

Dopo cinque mesi dai ciak a Grosseto, ad oggi meno della metà di loro è stata pagata dalla produzione che a febbraio annunciò di voler saldare tutte le spettanze entro metà marzo. Decine di maremmani scalpitano reclamando a gran voce i compensi, anche se da Roma la casa di produzione chiede di pazientare ancora: alcuni pagamenti sono già andati a buon fine, gli altri arriveranno a breve.

Il film “Il velo di Maya” prodotto dalla Rosemovie di Roma e diretto dalla regista Elisabetta Rocchetti – sua seconda opera dopo il debutto con “Diciottanni, il mondo ai miei piedi” del 2010 – è una commedia romantica che racconta la storia di una donna caduta in depressione e di maltrattamenti ai minori finite davanti ai giudici. Realizzato con fondi di Ministero dei Beni culturali e Regione Toscana e la collaborazione con Toscana film commission, la pellicola era stata presentata in Comune a Grosseto nel settembre 2015 dando appuntamento in piazza del Popolo, nella sede della Pro loco, per reclutare comparse che si presentarono in effetti al provino numerose. Compenso procapite di 82 euro lordi equivalenti a un giorno di comparsata.

A ottobre si sono girate le scene. Il tribunale e l’aula della Corte di assise si sono trasformati in un set e la troupe ha acceso i riflettori immortalando volti e passaggi di tanti maremmani – molti dei quali disoccupati o impiegati in lavori occasionali che puntavano ad arrotondare il salario – impegnati nelle rispettive parti e particine.

A febbraio la polemica è esplosa quando il nutrito esercito di attori non professionisti ha protestato spiegando di aver chiesto il conto alla produzione, senza aver ricevuto un soldo. Quattro-cinque mesi di ritardo.

«Io recitavo la parte di una cliente di un avvocato – ci ha spiegato il mese scorso un’impiegata aziendale – e non sono mai stata pagata». Idem per i suoi colleghi d’avventura che hanno esternato lamentele a raffica.

Contattata a metà febbraio, la Rosemovie ha risposto che entro metà marzo avrebbe provveduto, ma la scadenza è passata e da Roma, si scopre, sono partiti solo “metà” bonifici. Chi è ancora fuori si è nuovamente fatto sentire con la produzione, in queste ore, anche per capire i criteri dei pagamenti. In ordine alfabetico oppure temporale (tenendo conto del momento in cui un attore è andato in scena rispetto a un altro)?

Sul piede di guerra, l’impiegata sopra citata e che deve riscuotere la sua quota minaccia ora di ritirare la propria immagine dal film – spiega – «qualora non sia pagata a breve. La nostra situazione non è ancora definita – dice – Ho chiamato la produzione, mi dicono che hanno iniziato a fare i bonifici ma a me non è arrivato niente. Non capisco come mai e i criteri: ci è stato detto che sono state pagate le comparse che hanno lavorato per prime, ma perché allora è stato pagato prima di me un altro signore che ha lavorato nel mio stesso giorno? I soldi sono pochi e non protesto certo per una questione economica, ma di principio. Chi lavora deve essere pagato».

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