Sicurezza
Follia, corsa contro il tempo per riaprire
La municipale ha preso in carico parcheggio e strada. Ora manca l’ordinanza per il transito delle auto
GROSSETO. Al momento non ci sono novità riguardo alla chiusura del Follia, disposta dal Comune di Grosseto con un’ordinanza firmata lunedì 14 marzo dalla polizia municipale, a seguito del parere negativo giunto dal Servizio Ambiente a una relazione di parte sui rumori.
Negli ultimi due giorni è stata una corsa contro il tempo. Il titolare Nikolin Lekndreaj, legale rappresentante della società Dalban e il perito Emiliano Convito hanno fatto un paio di passaggi in municipio, quello più importante - dirimente - con il responsabile del settore tecnico del Comune, l’ingegner Luca Vecchieschi. Resta al momento la sospensione dell’efficacia dell’autorizzazione, a suo tempo rilasciata al Follia in forza di un impegno assunto da Lekndreaj, quello di spostare l’accesso al locale sul lato di piazzale Marconi.
Il paradosso sta nel fatto che quell’area risulta tutt’ora cantierata per i lavori di restyling della stazione e la buona volontà dell’imprenditore albanese (che aveva cercato anche un abbocco con Lidl) si scontra - oggi come ieri - con i ritardi e la lentezza nel collaudare strada e piazzale. In questo fine settimana, di certo, il Follia resterà chiuso. Difficile immaginare se e quando potrà riaprire. Manca meno di un mese alla fine della stagione, programmata per metà aprile. Da ieri parcheggio e strada lato piazza Marconi sono stati presi in carico dalla municipale. Cosa vuol dire? Che l’uso e il transito potrebbe essere disciplinato da subito attraverso un’ordinanza, poi - una volta sistemata la segnaletica orizzontale e verticale - in teoria vi si potrebbe accedere.
La Dalban potrebbe quindi, nel frattempo, chiedere il permesso per buttare giù il muro e riaprire il vecchio varco della marmifera. Tempi? 10-15 giorni, se tutto va liscio. Lekndreaj, invece, vorrebbe farcela prima di Pasqua. Ma ci vuole un allineamento astrale, buona volontà da parte di più uffici. Nel frattempo, sui social, sono centinaia i commenti su questa paradossale vicenda.
La stragrande maggioranza delle persone stanno dalla parte dell’imprenditore: ragazzi, genitori, comuni cittadini. Gli amministratori tacciono. Sullo sfondo il rischio di una richiesta di risarcimento danni sulle già bucate tasche di Pantalone. (g.b.)
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