Il dolore
Bimbo da curare, niente neuropsichiatra
Un piccolo di 8 anni mostra disturbi del comportamento e trovare un medico è impossibile. Una madre: «L’Asl intervenga»
GROSSETO. Nel sistema sanitario, a volte, si riscontrano disservizi paradossali, al punto da risultare incredibili. Invece è tutto vero quello che racconta la signora Maria (nome di fantasia), madre di un bambino di 8 anni che frequenta la 3ª elementare, a Grosseto.
A metà febbraio le insegnanti, durante un incontro, le riferiscono di alcuni comportamenti anomali, sconvenienti, del suo bambino, consigliandole di rivolgersi a uno specialista. L’obiettivo è evitare l’aggravamento e la conseguente influenza sul regolare apprendimento e sul rendimento scolastico. Il giorno dopo la donna si reca dal pediatra e gli spiega la situazione. Il medico ritiene giusto il consiglio delle insegnanti e riempie subito una ricetta con la dicitura «richiesta visita neuropsichiatrica infantile per disturbo del comportamento». La mattina dopo inizia il calvario.
«Chiamo il Cup – racconta Maria - per prenotare la visita e mi viene comunicato che i neuropsichiatri sono solo tre e vengono assegnati in base alla zona di residenza del bambino. Mi toccherebbe un medico di cui mi viene fornito il nome. L’operatrice precisa subito che il dottore della mia zona non ha posti disponibili, allora le rispondo che non è un problema e che non ho particolari preferenze. Passano due minuti di silenzio e l’operatrice, mortificata, mi comunica che anche gli altri due medici non hanno posti disponibili per una visita. Né questa settimana, né tra un mese, né entro un anno. Mai. Domando allora cosa devo fare per avere un appuntamento. La risposta è disarmante: “lei non si arrenda, chiami tutti i giorni pregando che qualcuno disdica, così da poter trovare un posto”. E così faccio. La mia telefonata e quelle successive, però, si concludono sempre allo stesso modo: niente appuntamento. Nonostante regolare ricetta medica e nessuna particolare pretesa».
I giorni passano, nessuno rinuncia. Dopo due settimane Maria si rivolge alla segreteria della neuropsichiatria infantile in via Don Minzoni, dove le viene detto che il dottore della sua zona di residenza è in aspettativa da tempo, che la sostituta dopo qualche mese ha lasciato l’incarico, che la zona è rimasta scoperta e che gli altri due dottori non riescono a coprire tutti gli appuntamenti. Maria è inserita in una lista con la promessa di essere richiamata per un appuntamento a settembre-ottobre, tra sette mesi. Nel frattempo, venerdì scorso, le maestre hanno di nuovo chiamato Maria, dicendole che la situazione si sta aggravando, che alcuni atteggiamenti del bambino, in classe, non possono più essere tollerati. Ne parleranno con la preside. «Lascio immaginare la mia rabbia – sono parole della signora Maria - al pensiero che mio figlio per un problema burocratico possa vivere un disagio che forse un mese fa era più semplice da affrontare e soprattutto lascio immaginare la profonda ferita nel sentirmi accusata, anche se indirettamente, di non interessarmi alla sua salute». Ma cosa chiede Maria? «Voglio far conoscere questo disservizio, questo ingranaggio che non funziona. Chiedo che l’Asl intervenga Guardi, io capisco i tempi tecnici, capisco e rispetto le liste di attesa, anche se quando si tratta di bambini le cose dovrebbero essere veloci. Qui si tratta semplicemente dell’esercizio di un diritto da parte di un bambino di 8 anni. Trovo assurdo, sinceramente, che si possa negare un appuntamento obbligandoci così a rivolgersi a strutture private. Immagino peraltro non sia un problema solo mio e penso che in qualche caso, così facendo, si possano trascurare patologie potenzialmente gravi. Chi decide deve rendersi conto delle priorità, che nel caso forse sono state perse di vista».
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google
