Il Tirreno

Grosseto

L’Asl: «L’area vasta non c’entra nulla»

Il trasferimento nell’Aretino dell’anziano orbetellano non sarebbe conseguenza della nuova riorganizzazione della sanità

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ORBETELLO. È stato un vortice di telefonate a riportare Mario Verolini vicino ai suoi cari perché possano assisterlo con l’affetto che merita e di cui ha bisogno: lui novantatreenne, orbetellano, dal 9 marzo era ricoverato nel reparto di rianimazione dell’ospedale di Bibbiena in provincia di Arezzo. La soluzione adesso c’è: farà ritorno all’ospedale San Giovanni di Dio di Orbetello o al Misericordia di Grosseto.

Quella di ieri è stata una giornata convulsa. Dopo l’indignazione del figlio Giampiero che aveva raccontato il caso del padre al Tirreno, la Asl ha cercato di correre ai ripari cercando una soluzione. Tant’è che la notizia del ritorno di Mario è arrivata nel pomeriggio di ieri proprio dalla dirigenza Asl.

«Vogliamo rassicurare la famiglia dell’anziano orbetellano, ricoverato nel reparto di rianimazione di Bibbiena – hanno detto dai vertici della Asl – Stiamo facendo il possibile per riportarlo rapidamente a Orbetello. Presumibilmente già domani (oggi per chi legge) sarà ricoverato di nuovo al San Giovanni di Dio o al Misericordia di Grosseto. Purtroppo – ha continuato la dirigenza – come abbiamo già avuto modo di spiegare, si è verificata una concomitanza di cause, per cui sia nella rianimazione di Orbetello che in quella di Grosseto non c’erano posti per un nuovo ricovero, né era possibile allungare i tempi di presa in carico di lui come di altri pazienti».

«Ci rendiamo perfettamente conto del disagio della famiglia – ammettono dalla Asl – ma possiamo assicurare che il paziente è stato trasferito in condizioni di piena sicurezza, è stato ricoverato nella struttura adeguata, necessaria a prestare l’assistenza di cui, in questo momento, ha bisogno».

La notizia del ricovero dell’anziano così lontano da casa ha riacceso i riflettori – in realtà mai spenti – sulla nuova sanità di area vasta. Il caso dell’anziano che da Orbetello finisce a Bibbiena per molti è stata la dimostrazione del futuro che può aspettare i pazienti che dunque devono abituarsi a girare da un ospedale all’altro in cerca di un letto. La Asl tiene a fare chiarezza anche su questo punto. «Riteniamo necessario sgombrare il campo da ogni dubbio sul fatto che questo caso possa essere legato alla nuova organizzazione di area vasta – ha precisato l’azienda – La rete tra ospedali e tra ospedale e territorio, in ambito provinciale e di area vasta, è una scelta organizzativa che presuppone una rete disciplinare e di servizio; l’assistenza e la cura al paziente è altro e deve avvenire nel setting adeguato, in termini di bisogno e di appropriatezza e nella struttura di ricovero il più vicina possibile alla residenza del paziente stesso».

Abbiamo investito della questione anche il sindaco di Capalbio Luigi Bellumori in qualità di responsabile sanità del Pd: «Dopo aver appreso la notizia – dice Bellumori – ho interessato della questione la direzione dell’azienda sanitaria e l’assessora regionale alla sanità Stefania Saccardi». Bellumori sottolinea come non via sia dubbio che il trasferimento all’ospedale di Bibbiena sia avvenuto «dopo aver verificato e riconsiderato ogni altra possibilità – dice – e tenendo conto non solo dello stato clinico del paziente che necessitava (e necessita) di cure intensive ma anche della sua età anagrafica». Bellumori suggerisce «una particolare attenzione dal punto di vista organizzativo e gestionale, poiché resta difficile pensare a un ricovero a 233 chilometri di distanza per una terapia intensiva. Per carità – continua – si accetta tutto però sarebbe opportuna una valutazione sul numero dei posti letto che attualmente sono previsti in ciascuna delle strutture per queste casistiche». (i.a.)

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