Sicurezza
A 57 anni cerca lavoro indossando una t-shirt
Grosseto, si candida a qualunque impiego con una scritta sulla maglietta. E per attirare l’attenzione va in giro raccogliendo sporcizia e rifiuti
GROSSETO. Va in giro con una t-shirt con su scritto “Cerco lavoro” e un carrello della spesa foderato con un sacco nero per la spazzatura nel quale infila la sporcizia che raccoglie per strada: bottiglie di vetro e di plastica, lattine, carta. «Avrei potuto incatenarmi di fronte al Comune – dice – ma mi sembra meglio pulire la città». Dopo aver inviato centinaia di curricula e bussato e decine di porte, è l’ennesima – ultima chance – che a 57 anni Piero Lanaro s’è dato: si candida per un lavoro e si propone facendo qualcosa di utile. «Bravo, fai bene» gli dice qualcuno che lo incontra lungo il percorso che batte: il centro storico, il viale che porta alla stazione, via Tripoli, la zona del Tribunale. È torinese Piero, ma vive in Maremma da più di cinque anni. Prima Roccastrada, poi Grosseto.
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Telecom, Fiat, poi la crisi. Eccolo Piero mentre riavvolge il nastro della sua vita. È il 1981, ha 23 anni e già è assunto come tecnico da un colosso dell’industria italiana: Telecom, sede Torino. È un buon posto di lavoro, coerente con il suo diploma Ipsia di elettricista installatore ed elettromeccanico: se lo tiene per venti anni. Nel 2001 – l’anno spartiacque, dell’attentato alle Torri Gemelle, dell’inizio della crisi mondiale – lui tratta per la buonuscita e si licenzia: l’aria era diventata pesante «mi tenevano in castigo – dice – perché facevo attività sindacale». Lui, torinese, lavora anche alla Fiat: «come metalmeccanico, alle rettifiche automatiche»; fa l’elettricista, l’imbianchino, vende giornali per strada, scarica treni alla Gondrand, uno dei primi spedizionieri europei. Quando i primi sintomi della crisi si riverberano sulla grande industria del Belpaese, fa la valigia – è il 2002 – e va in Abruzzo: a Pescara. Ci rimane fino al 2007 e nel frattempo vive con borse lavoro da meno di 350 euro al mese assegnate a chi, come lui, ha un’invalidità; lavora con coop sociali: nelle mense scolastiche e in qualche ufficio.
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In Maremma. Nel 2010, dopo essere tornato a Torino, aver tentato di stabilirsi prima a Ravenna e poi a Camaiore, decide di trasferirsi in Maremma. «Pensavo fosse acerba – dice – e per questo offrisse opportunità». Proprio in Maremma Piero trova un lavoro a tempo indeterminato: viene assunto da una coop di Follonica che però poi perde un’importante commessa. E lui deve ricominciare da capo.
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La t-shirt. Oggi Piero non vive per strada perché il servizio pubblico gli ha assegnato un alloggio. «Ho 190 euro sul conto corrente – dice – e aspetto che una cara amica di Torino mi invii un bonifico». È disposto a fare qualunque lavoro purché non di grande fatica. Ha scritto a tutti: al sindaco, ai servizi sociali, e persino al presidente della Regione Enrico Rossi (quella al governatore la invierà se dalla Maremma non dovessero arrivare risposte). Ne ha provate tante: e siccome mandare curricula spesso serve a poco, ha escogitato la t-shirt. Tutti abbiamo un sogno e quello di Piero era fare il cantautore. È stato iscritto alla Siae. Ha depositato 42 canzoni; ne ha spedite alcune a Mina, torinese pure lei, a Caterina Caselli, a David Zard produttore di Bob Dylan. Suona chitarra, pianoforte e dipinge: toccherebbe il cielo con un dito se potesse guadagnarsi da vivere insegnando ai bambini l’arte. Chi volesse dargli una chance può contattare la redazione del Tirreno o chiamare lui: 347-90.86.616.
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