La manifestazione
No all’inceneritore, consulente prosciolto
Archiviata la querela di Scarlino energia contro l’esperto degli ambientalisti e i membri del Comitato d’inchiesta pubblica
SCARLINO. Nessun abuso d’ufficio, nessun falso ideologico e niente diffamazione a mezzo stampa. Il giudice per le indagini preliminari del Tribunale di Grosseto ha archiviato la denuncia querela presentata sei anni fa da Scarlino energia – la società che possiede e gestisce l’inceneritore di Scarlino – e ha scagionato del tutto Paolo Rabitti, gli altri tre membri del Comitato d’inchiesta pubblica sull’inceneritore Patrizio Biagini, Davide Baroni, Gilberto Nelli, e l’allora addetto stampa della Provincia Massimo Cipriani.
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La vicenda inizia oltre dieci anni fa quando Scarlino energia, intenzionata a a bruciare rifiuti, chiede alla Provincia le autorizzazioni (Aia e Via) per l’«ammodernamento della centrale elettrica». La Provincia dà l’autorizzazione, ma i comitati ambientalisti, con Roberto Barocci e Renzo Fedi in testa, insorgono. Bruciando rifiuti l’impianto si trasformerebbe in un inceneritore che, rispetto a una centrale elettrica, deve rispettare regole ben più stringenti per la tutela della salute e dell’ambiente.
L’allora neoeletto presidente della Provincia, Leonardo Marras, promette una verifica dell’Aia e, alla fine del 2009, la Provincia instaura una commissione formata da Rabitti in rappresentanza di associazioni e comitati, Biagini per il Comune di Scarlino e Baroni per l’Università di Siena.
Il parere della commissione è noto. Il progetto risultò non essere quello di una centrale elettrica ma di un inceneritore. Secondo il Comitato, poi, il bruciatore di riserva, che entra in funzione quando la temperatura scende sotto gli 850 gradi, era sì previsto nell’Aia, ma non entrava in funzione in automatico. Per questo la commissione espresse parere negativo al rilascio della Via e dell’Aia per l’esercizio dell’inceneritore.
La Provincia sospese in autotutela la delibera e ordinò un supplemento di istruttoria, sciogliendo il Comitato e affidando l’incarico di consulenza a un altro perito, Silvano Focardi, biologo ed ex rettore dell’Università di Siena.
Il 21 ottobre 2010 arrivano le querele da parte della Scarlino energia. Secondo i vertici della società i membri del Comitato avrebbero commesso abuso d’ufficio. «Per Scarlino energia soprattutto Rabitti e Biagini – dice l’avvocato Roberto Fazzi che ha difeso i quattro del Comitato – non avrebbero dovuto accettare l’incarico per aver in precedenza espresso parere negativo al rilascio della Via in rappresentanza delle amministrazioni che li avevano nominati».
La seconda contestazione è di falso ideologico con l’aggravante che a commetterlo sono stati pubblici ufficiali, e in particolare Rabitti, che per Scarlino energia avrebbe dolosamente negato l’esistenza dei bruciatori e di altre tutele impiantistiche (i bruciatori) inducendo in errore la Provincia nel negare le autorizzazioni.
Infine la Scarlino energia contesta anche il reato di diffamazione a mezzo stampa, querelando anche l’addetto stampa della Provincia, Cipriani.
Si apre un periodo in cui l’inceneritore occupa la cronaca giudiziaria a tutti i livelli. A seguito del lavoro del Comitato la Procura apre un’indagine e nomina consulente Alessandro Iacucci, dipendente della Provincia di Roma, che poi ribalterà il lavoro dei quattro esperti, dando torto alle loro conclusioni. Associazioni e comitati ambientalisti, dal canto loro, fanno ricorso al Tar contro il via libera dato dalla Provincia sulla base del nuovo procedimento. Nel 2012 ben due sentenze del Consiglio di Stato, sulla scia della sentenza del Tar anch’essa favorevole agli ambientalisti, bocciano l’impianto, annullando Via e Aia, proprio per le motivazioni sollevate dal Comitato.
Quanto alla denuncia querela, nel luglio 2014 il pm Marco Nassi ritiene infondate le accuse di Scarlino energia contro il Comitato e chiede l’archiviazione. Il gip Marco Bilisari accoglie la richiesta, ma Scarlino energia si oppone e intenta anche una causa civile contro Rabitti. Il 21 gennaio, però, il gip archivia in via definitiva la querela, scagionando i quattro.
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A questo punto è Rabitti a chiedere i danni a Scarlino energia e anche a Iacucci. «Lo scopo – spiega Fazzi – è accertare e dichiarare ingiustificate e ingiuste le iniziative giudiziarie intraprese da Scarlino energia, nonché calunniose, diffamatorie e colpevoli e inescusabili le accuse e le affermazioni contenute negli atti processuali e nelle comunicazioni, e dichiarare responsabile Scarlino energia e condannarla al risarcimento di tutti i danni patrimoniali». A seguito delle ombre gettate sul suo operato da Scarlino energia, spiega Fazzi, Rabitti, stimato professionista con un ventennio di consulenze in tutta Italia, avrebbe avuto un danno per spese e lucro cessante per mancati incarichi amministrativi e giudiziari soprattutto nel Grossetano, danni anche non patrimoniali come la lesione della dignità, dell’onore e del prestigio. Sarà il giudice a quantificarli.
«Per i comitati Scarlino energia voleva chiaramente mettere fuori gioco Rabitti, che è un tecnico e consulente capace», conclude Barocci.
Prima udienza il 20 luglio.
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