Sicurezza
Minacce con la motosega: "Adesso vi decapito"
Grosseto: in carcere uno scansanese di 59 anni, accusato anche di sequestro di persona. Vittime della serata di follia una coppia di coniugi suoi vicini di casa
SCANSANO. L’accusa dice che la motosega era accesa. Lui dice di ricordare che era spenta. L’accusa sostiene che sarebbe stato un saluto interpretato come un segno di scherno a scatenare la reazione. Lui spiega di non ricordare cosa abbia causato il suo atteggiamento.
L'ARRESTO
Mario Marcucci, 59 anni, grossetano abitante a Scansano, è in carcere. Sequestro di persona, minacce aggravate - appunto quelle con la motosega con la quale avrebbe annunciato di voler decapitare i vicini di casa - con lesioni leggere e porto abusivo di arma sono le ipotesi di reato per le quali il giudice delle indagini preliminari Sergio Compagnucci ha disposto la custodia in cella, su richiesta della Procura. Richiesta maturata qualche giorno dopo l’episodio (che risale alla sera di venerdì 6 marzo), una volta riconsiderati gli atti che, inizialmente, avevano portato a una semplice denuncia.
LA FOLLIA DA UN SALUTO
La ricostruzione degli inquirenti è lineare. La sera di venerdì dell’altra settimana Marcucci stava rientrando a casa, insieme alla compagna (cui non sono rivolte contestazioni), dopo essere andato a mangiare una pizza: aveva incontrato un vicino di casa e questi, salutandolo, gli aveva rivolto un sorriso. Marcucci lo avrebbe preso per un gesto di scherno. E avrebbe maturato l’intenzione di vendicarsi. Subito. Così era andato nella cantina della sua abitazione e aveva preso la motosega. Con questa apparecchiatura, accesa, sarebbe entrato nella casa dei vicini, marito e moglie, avrebbe chiuso la porta e li avrebbe costretti a inginocchiarsi, minacciandoli più volte di decapitarli e brandendo la motosega per far capire con quale arnese avrebbe portato a termine il suo proposito. Comunque non realizzato. Sempre secondo la ricostruzione della Procura, Marcucci avrebbe infatti spento la motosega e avrebbe preso a schiaffi il vicino (tre i giorni di prognosi), minacciando anche il figlio di quest’ultimo e la propria compagna, che nel frattempo erano arrivati a casa. Non era finita: Marcucci avrebbe riacceso la motosega prima di scappare quando erano arrivati i carabinieri, chiamati da altri vicini che avevano sentito il trambusto e si erano allarmati. Marcucci era poi stato fermato e i militari della stazione di Scansano avevano sequestrato la motosega.
L'ARRESTATO DAVANTI AL GIUDICE
Giovedì sera è stata eseguita l’ordinanza e venerdì pomeriggio, nel carcere di via Saffi, si è tenuta l’udienza di convalida. Marcucci, che è assistito dall’avvocato Andrea Coscarelli, ha parlato a lungo con il giudice Compagnucci. Ha spiegato tutto ciò che ricordava, ma è apparso ancora confuso e non è stato in grado di dare una spiegazione al suo gesto, per lui stesso immotivato, anche perché con i vicini è sempre stato in ottimi rapporti, anche adesso che da qualche tempo ha perso il lavoro. Ha detto di non ricordare che la motosega fosse accesa.
Il giudice ha ritenuto che vi siano gli elementi tali da giustificare la detenzione cautelare e dopo aver convalidato l’arresto ha anche disposto la custodia in carcere. Il difensore chiederà una misura meno afflittiva, come ad esempio gli arresti domiciliari, anche e soprattutto per consentire a Marcucci di seguire un percorso terapeutico adatto alle sue condizioni di salute.
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google
