Lupi, ricomincia l’assalto Pecore sbranate a Saturnia
Con la chiusura della stagione della caccia i predatori colpiscono indisturbati L’allevatore Manini: «I politici avevano parlato di soluzioni. Ci sentiamo beffati»
SATURNIA. Doppio attacco alle pecore a Saturnia, cuore dell’allevamento grossetano. Dopo la chiusura della caccia i predatori tornano ad aggredire le greggi. Il “disturbo” provocato dalla presenza dei cacciatori nelle campagne è finito e i lupi ma anche gli ibridi e i cani inselvatichiti possono di nuovo agire indisturbati. Si moltiplicano gli attacchi alle pecore, segnalati da molti pastori che perdono capi di pecore e agnelli senza riuscire a bloccare la situazione ormai divenuta intollerabile.
Giovedì e mercoledì è stata la volta del gregge che Virgilio Manini tiene nella sua azienda di Lasconi, a Saturnia: «Ho perso due pecore in due giorni – racconta – in due attacchi che sono avvenuti uno di giorno e uno di notte. I miei cani, ieri, sono tornati feriti, dopo aver combattuto la loro battaglia e hanno radunato le pecore attorno all’ovile: una era stata ormai sgozzata».
Manini è desolato e ha anche il dente avvelenato per gli annunci della politica con cui era stato promesso di ripulire il territorio dai predatori: «Catture promesse. Zero. Altre azioni? Per adesso nel dimenticatoio. Il partito politico che si era impegnato con noi, a cominciare dal presidente della Regione Toscana Enrico Rossi e dall’assessore regionale all’agricoltura Marco Remaschi, sta litigando per le primarie. Intanto la fetta dell’economia maremmana che dovrebbe essere il fiore all’occhiello della ruralità grossetana, si assottiglia sempre più. È una cosa vergognosa che si condisca di bugie e false promesse la soluzione di un problema storico come quello delle predazioni in Maremma e in Amiata. E questo avviene proprio quando, di contro, arrivano salassi da pagare insostenibili per un’azienda colpita a più riprese dai predatori. Io, ad esempio – continua – per 54 Kw ho pagato 156 euro. Un’esagerazione, proprio come l’acqua, che si paga più del Brunello».
Dopo la pausa della caccia, le predazioni siano tornate ai livelli del settembre/ottobre scorso: lo conferma anche Carlo Santarelli, presidente del caseificio di Manciano dove c’è un cimitero per lo smaltimento delle carcasse che usano i tanti soci del caseificio, in un territorio vastissimo che va da Manciano, Scansano, Pitgliano, Orbetello, Capalbio, Magliano in Toscana, fino a Istia e Grosseto. «I predatori sono tornati alla loro normale attività – spiega Santarelli – dopo la chiusura della caccia, perché adesso possono di nuovo agire indisturbati. Gli attacchi sono pressochè giornalieri. Tutti i giorni ci sono soci che portano qui i capi allo smaltimento. Ed è tutta la zona in cui noi abbiamo soci ad essere interessata: da Istia a Montalto a Capalbio. Un disastro».
E Manini aggiunge: «Ringrazio Santarelli per l’aiuto che il caseificio dà per lo smaltimento. E ringrazio anche il servizio veterinario che interviene così celermente dopo gli attacchi. Sono le uniche due cose buone in un quadro che negli ultimi anni è fra i più neri per l’assenza dell’azione politica» che avrebbe l’obbligo di provare a risolvere questi problemi.
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